#SelfieadArte

Kate Moss non è euclidea (Marc Quinn, Myth Fortuna – Kate Moss)
08 Apr

Kate Moss non è euclidea (Marc Quinn, Myth Fortuna – Kate Moss)

Miami è una città particolarmente attenta all’arte contemporanea: è in questa città che si svolge infatti la fiera di settore più importante e completa d’America, ovvero Art Basel Miami; e, ancora, è qui che esiste un intero quartiere fortemente orientato all’arte e al design: il Miami Design District.

Tra i suoi loft, ex strutture industriali e magazzini riconvertiti in showroom e boutique, si trovano anche oltre 130 gallerie d’arte, antiquari, e spesso si svolgono importanti eventi: come accade il secondo sabato di ogni mese, in cui nel quartiere va in scena un evento intitolato Art & Design Night.

 

Marc Quinn, Myth Fortuna – Kate Moss

Le geometrie di Corbusier (Xavier Veilhan, Le Corbusier)
08 Apr

Le geometrie di Corbusier (Xavier Veilhan, Le Corbusier)

Miami è una città particolarmente attenta all’arte contemporanea: è in questa città che si svolge infatti la fiera di settore più importante e completa d’America, ovvero Art Basel Miami; e, ancora, è qui che esiste un intero quartiere fortemente orientato all’arte e al design: il Miami Design District.

Tra i suoi loft, ex strutture industriali e magazzini riconvertiti in showroom e boutique, si trovano anche oltre 130 gallerie d’arte, antiquari, e spesso si svolgono importanti eventi: come accade il secondo sabato di ogni mese, in cui nel quartiere va in scena un evento intitolato Art & Design Night.

 

Xavier Veilhan, Le Corbusier

Deaf and dumb in Dumbo (Bernardo Siciliano, Dumbo)
22 Mar

Deaf and dumb in Dumbo (Bernardo Siciliano, Dumbo)

A Milano, alla M77 Gallery c'è “Panic Attack” di Bernardo Siciliano.

La mostra, curata da Michele Bonuomo, è costituita da un ciclo inedito di tele di grandi dimensioni che sono state realizzate appositamente per l'occasione.

L'artista, circondato dall'arte e dalla cultura fin dalla nascita – il padre Enzo ne è stata una figura di spicco nell'Italia del secolo scorso – si trasferisce a New York negli anni novanta. La grande città, con le sue infinite sfaccettature, gli permette di esplorare e descrivere la propria interiorità. E questa mostra rappresenta per il pittore romano un punto di svolta, la conclusione di un percorso che lo ha portato dalle sue vedute dall'alto, a scendere in basso, o a chiudersi in qualche luogo. Panic Attack resterà alla M77 Gallery fino al 20 Maggio 2016.

Under the underpass (Bernardo Siciliano, Parking Garage)
22 Mar

Under the underpass (Bernardo Siciliano, Parking Garage)

A Milano, alla M77 Gallery c'è “Panic Attack” di Bernardo Siciliano.

La mostra, curata da Michele Bonuomo, è costituita da un ciclo inedito di tele di grandi dimensioni che sono state realizzate appositamente per l'occasione.

L'artista, circondato dall'arte e dalla cultura fin dalla nascita – il padre Enzo ne è stata una figura di spicco nell'Italia del secolo scorso – si trasferisce a New York negli anni novanta. La grande città, con le sue infinite sfaccettature, gli permette di esplorare e descrivere la propria interiorità. E questa mostra rappresenta per il pittore romano un punto di svolta, la conclusione di un percorso che lo ha portato dalle sue vedute dall'alto, a scendere in basso, o a chiudersi in qualche luogo. Panic Attack resterà alla M77 Gallery fino al 20 Maggio 2016.

Breakdown the stairs (Bernardo Siciliano, Panic Attack)
22 Mar

Breakdown the stairs (Bernardo Siciliano, Panic Attack)

A Milano, alla M77 Gallery c'è “Panic Attack” di Bernardo Siciliano.

La mostra, curata da Michele Bonuomo, è costituita da un ciclo inedito di tele di grandi dimensioni che sono state realizzate appositamente per l'occasione.

L'artista, circondato dall'arte e dalla cultura fin dalla nascita – il padre Enzo ne è stata una figura di spicco nell'Italia del secolo scorso – si trasferisce a New York negli anni novanta. La grande città, con le sue infinite sfaccettature, gli permette di esplorare e descrivere la propria interiorità. E questa mostra rappresenta per il pittore romano un punto di svolta, la conclusione di un percorso che lo ha portato dalle sue vedute dall'alto, a scendere in basso, o a chiudersi in qualche luogo. Panic Attack resterà alla M77 Gallery fino al 20 Maggio 2016.

Casablanca (2012 - Matteo Procaccioli)
15 Feb

Casablanca (2012 - Matteo Procaccioli)

Alla Permanente di Milano fino al 18 febbraio c’è Microcities, di Matteo Procaccioli.
Curata da Luca Beatrice, la mostra è un’esposizione essenziale del lavoro del fotografo marchigiano, e rappresenta il risultato della più recente coniugazione dell’artista del soggetto tradizionale dei suoi scatti. Ovvero, il paesaggio urbano.

Il percorso di Procaccioli, partito inizialmente con una evidente ricerca di verticalità tramite un punto di ripresa dal basso di monumentali strutture architettoniche, passa ora ad un cambio di visuale, necessario per una riconsiderazione del rapporto tra le strutture e lo spazio: intere città – dagli stati uniti alla cina passando per il medioriente – vengono infatti riprese dall’alto, ponendo in evidenza la loro collocazione nel contesto delle forme naturali che le circondano, e facendosi in questo modo apparentemente piccole.

Un approccio che si rende assolutamente segno dei tempi, identificando il punto di vista dello spettatore con quello che è oggi sempre più familiare, in un’epoca in cui con google maps stiamo imparando a riconoscere le città non solo dallo skyline, ma anche dalla flatline; e in cui i droni, rendono sempre più comune la ripresa aerea.

Ma la caratteristica sostanziale delle fotografie di Procaccioli è quella di ritrarre le città, svuotate dall’ evidenza dell’uomo, e tramite questa renderne implicita la presenza. A tratti pare quasi di sorvolare, in silenzio come in una capsula spaziale, non già la Terra, ma Marte; e questo effetto di straniamento, al cospetto di quello che è invece il pianeta che abitiamo, porta a riflettere sul rapporto che effettivamente abbiamo con esso.

 

Matteo Procaccioli, Casablanca (2012)

Cairo (2012 - Matteo Procaccioli)
15 Feb

Cairo (2012 - Matteo Procaccioli)

Alla Permanente di Milano fino al 18 febbraio c’è Microcities, di Matteo Procaccioli.
Curata da Luca Beatrice, la mostra è un’esposizione essenziale del lavoro del fotografo marchigiano, e rappresenta il risultato della più recente coniugazione dell’artista del soggetto tradizionale dei suoi scatti. Ovvero, il paesaggio urbano.

Il percorso di Procaccioli, partito inizialmente con una evidente ricerca di verticalità tramite un punto di ripresa dal basso di monumentali strutture architettoniche, passa ora ad un cambio di visuale, necessario per una riconsiderazione del rapporto tra le strutture e lo spazio: intere città – dagli stati uniti alla cina passando per il medioriente – vengono infatti riprese dall’alto, ponendo in evidenza la loro collocazione nel contesto delle forme naturali che le circondano, e facendosi in questo modo apparentemente piccole.

Un approccio che si rende assolutamente segno dei tempi, identificando il punto di vista dello spettatore con quello che è oggi sempre più familiare, in un’epoca in cui con google maps stiamo imparando a riconoscere le città non solo dallo skyline, ma anche dalla flatline; e in cui i droni, rendono sempre più comune la ripresa aerea.

Ma la caratteristica sostanziale delle fotografie di Procaccioli è quella di ritrarre le città, svuotate dall’ evidenza dell’uomo, e tramite questa renderne implicita la presenza. A tratti pare quasi di sorvolare, in silenzio come in una capsula spaziale, non già la Terra, ma Marte; e questo effetto di straniamento, al cospetto di quello che è invece il pianeta che abitiamo, porta a riflettere sul rapporto che effettivamente abbiamo con esso.

 

Matteo Procaccioli, Cairo (2012)

Duhok (2012 - Matteo Procaccioli)
15 Feb

Duhok (2012 - Matteo Procaccioli)

Alla Permanente di Milano fino al 18 febbraio c’è Microcities, di Matteo Procaccioli.
Curata da Luca Beatrice, la mostra è un’esposizione essenziale del lavoro del fotografo marchigiano, e rappresenta il risultato della più recente coniugazione dell’artista del soggetto tradizionale dei suoi scatti. Ovvero, il paesaggio urbano.

Il percorso di Procaccioli, partito inizialmente con una evidente ricerca di verticalità tramite un punto di ripresa dal basso di monumentali strutture architettoniche, passa ora ad un cambio di visuale, necessario per una riconsiderazione del rapporto tra le strutture e lo spazio: intere città – dagli stati uniti alla cina passando per il medioriente – vengono infatti riprese dall’alto, ponendo in evidenza la loro collocazione nel contesto delle forme naturali che le circondano, e facendosi in questo modo apparentemente piccole.

Un approccio che si rende assolutamente segno dei tempi, identificando il punto di vista dello spettatore con quello che è oggi sempre più familiare, in un’epoca in cui con google maps stiamo imparando a riconoscere le città non solo dallo skyline, ma anche dalla flatline; e in cui i droni, rendono sempre più comune la ripresa aerea.

Ma la caratteristica sostanziale delle fotografie di Procaccioli è quella di ritrarre le città, svuotate dall’ evidenza dell’uomo, e tramite questa renderne implicita la presenza. A tratti pare quasi di sorvolare, in silenzio come in una capsula spaziale, non già la Terra, ma Marte; e questo effetto di straniamento, al cospetto di quello che è invece il pianeta che abitiamo, porta a riflettere sul rapporto che effettivamente abbiamo con esso.

 

Matteo Procaccioli, Duhok (2012)

Una vestita ai piedi delle scale che balla il boogie-woogie (Luciano Fabro, Due nudi che scendono le scale ballando il Boogie-Woogie)
09 Feb

Una vestita ai piedi delle scale che balla il boogie-woogie (Luciano Fabro, Due nudi che scendono le scale ballando il Boogie-Woogie)

Alla Triennale di Milano, a cura di Vincenzo de Bellis, c’è “Ennesima“.

Parlare di questa rassegna come di una mostra, però, è impreciso. Ed è altrettanto impreciso definirla come una mostra sull’arte italiana degli ultimi cinquant’anni.

Ennesima, che prende il nome da un’opera di Giulio Paolini esposta, si presenta come un insieme di sette diverse mostre concatenate tra loro. Si tratta, in realtà, di una mostra su come fare mostre.
Una metaesposizione quindi, con cui il curatore ha voluto quasi fare una mostra sulla curatela stessa, a partire dall’epoca in cui l’arte diventa definitivamente segno dei tempi.

Resterà alla Triennale fino al 6 marzo 2016.

 

Luciano Fabro, Due nudi che scendono le scale ballando il Boogie-Woogie -1989

Delphino levioso (Pino Pascai, Delfino)
08 Feb

Delphino levioso (Pino Pascai, Delfino)

Alla Triennale di Milano, a cura di Vincenzo de Bellis, c’è “Ennesima“.

Parlare di questa rassegna come di una mostra, però, è impreciso. Ed è altrettanto impreciso definirla come una mostra sull’arte italiana degli ultimi cinquant’anni.

Ennesima, che prende il nome da un’opera di Giulio Paolini esposta, si presenta come un insieme di sette diverse mostre concatenate tra loro. Si tratta, in realtà, di una mostra su come fare mostre.
Una metaesposizione quindi, con cui il curatore ha voluto quasi fare una mostra sulla curatela stessa, a partire dall’epoca in cui l’arte diventa definitivamente segno dei tempi.

Resterà alla Triennale fino al 6 marzo 2016.

 

Pino Pascali, Delfino (1967)