#SelfieadArte

Le 270 opere che compongono questa grande e raffinata mostra, curata da Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi, intendono dare conto dei diversi sguardi con i quali la cultura occidentale si è posta dinnanzi alle espressioni plastiche dell’Africa.

L’esposizione si articola dunque in più sezioni che sviluppano ognuna un tema specifico: la qualità formale espressa da cinquanta fra i maggiori e più monumentali capolavori dell’Arte africana, gli oggetti collezionati anticamente nelle Wunderkammer delle corti europee e, insieme ad essi, gli oggetti d’arte realizzati in Africa.

Le maschere, le figure rituali e magiche, i feticci e gli oggetti di potere fino a una selezione di oggetti d’uso proposti come testimonianze originali di design daranno ai visitatori una visione del tutto nuova e imprevista dell’universo culturale e poetico del continente africano.
Infine, le nuove frontiere della ricerca sull’arte africana sono documentate in specifiche sezioni che trattano di datazioni e dell’identificazione di alcune “mani dei maestri”.

Pubblicato in Selfie ad Arte

Le 270 opere che compongono questa grande e raffinata mostra, curata da Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi, intendono dare conto dei diversi sguardi con i quali la cultura occidentale si è posta dinnanzi alle espressioni plastiche dell’Africa.

L’esposizione si articola dunque in più sezioni che sviluppano ognuna un tema specifico: la qualità formale espressa da cinquanta fra i maggiori e più monumentali capolavori dell’Arte africana, gli oggetti collezionati anticamente nelle Wunderkammer delle corti europee e, insieme ad essi, gli oggetti d’arte realizzati in Africa.

Le maschere, le figure rituali e magiche, i feticci e gli oggetti di potere fino a una selezione di oggetti d’uso proposti come testimonianze originali di design daranno ai visitatori una visione del tutto nuova e imprevista dell’universo culturale e poetico del continente africano.
Infine, le nuove frontiere della ricerca sull’arte africana sono documentate in specifiche sezioni che trattano di datazioni e dell’identificazione di alcune “mani dei maestri”.

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Le 270 opere che compongono questa grande e raffinata mostra, curata da Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi, intendono dare conto dei diversi sguardi con i quali la cultura occidentale si è posta dinnanzi alle espressioni plastiche dell’Africa.

L’esposizione si articola dunque in più sezioni che sviluppano ognuna un tema specifico: la qualità formale espressa da cinquanta fra i maggiori e più monumentali capolavori dell’Arte africana, gli oggetti collezionati anticamente nelle Wunderkammer delle corti europee e, insieme ad essi, gli oggetti d’arte realizzati in Africa.

Le maschere, le figure rituali e magiche, i feticci e gli oggetti di potere fino a una selezione di oggetti d’uso proposti come testimonianze originali di design daranno ai visitatori una visione del tutto nuova e imprevista dell’universo culturale e poetico del continente africano.
Infine, le nuove frontiere della ricerca sull’arte africana sono documentate in specifiche sezioni che trattano di datazioni e dell’identificazione di alcune “mani dei maestri”.

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Mannequin (Barbie the Icon @ Mudec)

Mercoledì, 02 Dicembre 2015

Al Mudec di Milano è arrivata un’icona: Barbara Millicent Roberts, per gli amici – ovvero per tutti – Barbie.

La mostra “Barbie – The Icon”, prodotta da 24 Ore Cultura in collaborazione con Mattel, e allestita seguendo un percorso di cinque sezioni, trova nel Mudec uno spazio naturale: più che un giocattolo, infatti, Barbie rappresenta – con i suoi 56 anni di storia – uno specchio della cultura popolare di tutto il mondo. Che l’ha resa cittadina di cinquanta paesi, attraverso decine di etnie, facendola diventare addirittura ambasciatrice Unicef.

Con le sue innumerevoli mutazioni, Barbie ha rappresentato una donna che – in barba a certa critica di stampo femminista – ha saputo emanciparsi dal ruolo di moglie, di donna di casa.
“Barbie – The Icon” sarà al Mudec fino al 13 marzo 2016.

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Gli uccelli! (Barbie the Icon @ Mudec)

Mercoledì, 02 Dicembre 2015

Al Mudec di Milano è arrivata un’icona: Barbara Millicent Roberts, per gli amici – ovvero per tutti – Barbie.

La mostra “Barbie – The Icon”, prodotta da 24 Ore Cultura in collaborazione con Mattel, e allestita seguendo un percorso di cinque sezioni, trova nel Mudec uno spazio naturale: più che un giocattolo, infatti, Barbie rappresenta – con i suoi 56 anni di storia – uno specchio della cultura popolare di tutto il mondo. Che l’ha resa cittadina di cinquanta paesi, attraverso decine di etnie, facendola diventare addirittura ambasciatrice Unicef.

Con le sue innumerevoli mutazioni, Barbie ha rappresentato una donna che – in barba a certa critica di stampo femminista – ha saputo emanciparsi dal ruolo di moglie, di donna di casa.
“Barbie – The Icon” sarà al Mudec fino al 13 marzo 2016.

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Al Mudec di Milano è arrivata un’icona: Barbara Millicent Roberts, per gli amici – ovvero per tutti – Barbie.

La mostra “Barbie – The Icon”, prodotta da 24 Ore Cultura in collaborazione con Mattel, e allestita seguendo un percorso di cinque sezioni, trova nel Mudec uno spazio naturale: più che un giocattolo, infatti, Barbie rappresenta – con i suoi 56 anni di storia – uno specchio della cultura popolare di tutto il mondo. Che l’ha resa cittadina di cinquanta paesi, attraverso decine di etnie, facendola diventare addirittura ambasciatrice Unicef.

Con le sue innumerevoli mutazioni, Barbie ha rappresentato una donna che – in barba a certa critica di stampo femminista – ha saputo emanciparsi dal ruolo di moglie, di donna di casa.
“Barbie – The Icon” sarà al Mudec fino al 13 marzo 2016.

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Un selfie a caso