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Pietrificata (Giorgio Andreotta Calò - Meduse, 2015)
22 Apr

Pietrificata (Giorgio Andreotta Calò - Meduse, 2015)

Pirelli HangarBicocca presenta CITTÀDIMILANO (14 febbraio – 21 luglio 2019), la mostra personale di Giorgio Andreotta Calò: un arcipelago di opere del passato e di nuova produzione, raccolte per la prima volta insieme, che trasforma e riconfigura radicalmente lo spazio espositivo. Il percorso di mostra genera storie e visioni su diversi tempi e luoghi, da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo.
Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) si contraddistingue nella scena artistica contemporanea per il suo linguaggio innovativo e nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Le sue opere includono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici – come l’acqua, la luce e il fuoco.

Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.Parte integrante della sua metodologia artistica è la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono esposte: per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla sua pratica scultorea, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse. Un invito ai visitatori a creare il proprio percorso all’interno della mostra e i propri collegamenti. Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere, che portano alla luce narrazioni inedite del passato, legate alla città di Milano, ma che si relazionano a temi e luoghi già presenti nel lavoro dell’artista. Con questa mostra Pirelli HangarBicocca riconferma il suo impegno a sostenere la sperimentazione in ambito artistico e la produzione di nuove opere.

Le nostre radici (Giorgio Andreotta Calò - Carotaggio, 2019)
22 Apr

Le nostre radici (Giorgio Andreotta Calò - Carotaggio, 2019)

Pirelli HangarBicocca presenta CITTÀDIMILANO (14 febbraio – 21 luglio 2019), la mostra personale di Giorgio Andreotta Calò: un arcipelago di opere del passato e di nuova produzione, raccolte per la prima volta insieme, che trasforma e riconfigura radicalmente lo spazio espositivo. Il percorso di mostra genera storie e visioni su diversi tempi e luoghi, da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo.
Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) si contraddistingue nella scena artistica contemporanea per il suo linguaggio innovativo e nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Le sue opere includono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici – come l’acqua, la luce e il fuoco.

Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.Parte integrante della sua metodologia artistica è la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono esposte: per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla sua pratica scultorea, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse. Un invito ai visitatori a creare il proprio percorso all’interno della mostra e i propri collegamenti. Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere, che portano alla luce narrazioni inedite del passato, legate alla città di Milano, ma che si relazionano a temi e luoghi già presenti nel lavoro dell’artista. Con questa mostra Pirelli HangarBicocca riconferma il suo impegno a sostenere la sperimentazione in ambito artistico e la produzione di nuove opere.

Saltare la corda (Giorgio Andreotta Calò - Senza titolo, cavi 2019)
22 Apr

Saltare la corda (Giorgio Andreotta Calò - Senza titolo, cavi 2019)

Pirelli HangarBicocca presenta CITTÀDIMILANO (14 febbraio – 21 luglio 2019), la mostra personale di Giorgio Andreotta Calò: un arcipelago di opere del passato e di nuova produzione, raccolte per la prima volta insieme, che trasforma e riconfigura radicalmente lo spazio espositivo. Il percorso di mostra genera storie e visioni su diversi tempi e luoghi, da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo.
Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) si contraddistingue nella scena artistica contemporanea per il suo linguaggio innovativo e nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Le sue opere includono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici – come l’acqua, la luce e il fuoco.

Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.Parte integrante della sua metodologia artistica è la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono esposte: per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla sua pratica scultorea, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse. Un invito ai visitatori a creare il proprio percorso all’interno della mostra e i propri collegamenti. Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere, che portano alla luce narrazioni inedite del passato, legate alla città di Milano, ma che si relazionano a temi e luoghi già presenti nel lavoro dell’artista. Con questa mostra Pirelli HangarBicocca riconferma il suo impegno a sostenere la sperimentazione in ambito artistico e la produzione di nuove opere.

Nostra Signora dei barili (Sheela Gowda - Kagebangara, 2008)
19 Apr

Nostra Signora dei barili (Sheela Gowda - Kagebangara, 2008)

Pirelli HangarBicocca presenta “Remains”, la prima grande mostra personale di Sheela Gowda in Italia, curata da Nuria Enguita, Direttrice di Bombas Gens Centre d’Art, Valencia, e Lucia Aspesi, Assistente curatore di Pirelli HangarBicocca. Il progetto espositivo rappresenta un’opportunità unica per scoprire nei monumentali spazi delle Navate vent’anni di lavoro di quest’artista di origine indiana che ha saputo fondere tecniche, forme, cromie e materiali sconfinando in un’espressività sia astratta che figurativa in linea con gli esiti e le ricerche internazionali.

Un’ampia selezione di opere realizzate dal 1996 a oggi, tra cui installazioni e sculture site- specific oltre a stampe e acquerelli, è esposta accanto a due nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra: Tree Line (2019) e In Pursuit of (2019) .

“Remains” sottolinea la poetica e il significato politico dell’opera di Gowda, la cui pratica scaturisce da uno sguardo ricettivo e approfondito sul mondo, e dalla consapevolezza del valore simbolico e comunicativo dei materiali, degli oggetti e degli scarti. La selezione delle opere in mostra rivela inoltre il costante lavoro dell’artista nella definizione della forma intesa come modalità di trasformazione dei significati. Come ha spiegato la stessa artista: «Un’opera è il risultato di una decisione, di una scelta. Se è vero che il mio lavoro nasce da contesti specifici, tuttavia la natura ultima di un’opera è modellata sulla base dell’astrazione; un’astrazione che non si limita a una scelta stilistica, ma il cui intento è comunicare significati e favorire molteplici letture».

Le opere di Sheela Gowda fanno parte delle collezioni delle più importanti istituzioni internazionali, fra cui Tate Modern, Londra; MoMA – The Museum of Modern Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven e Kiran Nadar Museum, Nuova Delhi.

Paestum? (Sheela Gowda - Stopover, 2012)
19 Apr

Paestum? (Sheela Gowda - Stopover, 2012)

Pirelli HangarBicocca presenta “Remains”, la prima grande mostra personale di Sheela Gowda in Italia, curata da Nuria Enguita, Direttrice di Bombas Gens Centre d’Art, Valencia, e Lucia Aspesi, Assistente curatore di Pirelli HangarBicocca. Il progetto espositivo rappresenta un’opportunità unica per scoprire nei monumentali spazi delle Navate vent’anni di lavoro di quest’artista di origine indiana che ha saputo fondere tecniche, forme, cromie e materiali sconfinando in un’espressività sia astratta che figurativa in linea con gli esiti e le ricerche internazionali.

Un’ampia selezione di opere realizzate dal 1996 a oggi, tra cui installazioni e sculture site- specific oltre a stampe e acquerelli, è esposta accanto a due nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra: Tree Line (2019) e In Pursuit of (2019) .

“Remains” sottolinea la poetica e il significato politico dell’opera di Gowda, la cui pratica scaturisce da uno sguardo ricettivo e approfondito sul mondo, e dalla consapevolezza del valore simbolico e comunicativo dei materiali, degli oggetti e degli scarti. La selezione delle opere in mostra rivela inoltre il costante lavoro dell’artista nella definizione della forma intesa come modalità di trasformazione dei significati. Come ha spiegato la stessa artista: «Un’opera è il risultato di una decisione, di una scelta. Se è vero che il mio lavoro nasce da contesti specifici, tuttavia la natura ultima di un’opera è modellata sulla base dell’astrazione; un’astrazione che non si limita a una scelta stilistica, ma il cui intento è comunicare significati e favorire molteplici letture».

Le opere di Sheela Gowda fanno parte delle collezioni delle più importanti istituzioni internazionali, fra cui Tate Modern, Londra; MoMA – The Museum of Modern Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven e Kiran Nadar Museum, Nuova Delhi.

Bidonvillana (Sheela Gowda - Darkroom, 2006)
19 Apr

Bidonvillana (Sheela Gowda - Darkroom, 2006)

Pirelli HangarBicocca presenta “Remains”, la prima grande mostra personale di Sheela Gowda in Italia, curata da Nuria Enguita, Direttrice di Bombas Gens Centre d’Art, Valencia, e Lucia Aspesi, Assistente curatore di Pirelli HangarBicocca. Il progetto espositivo rappresenta un’opportunità unica per scoprire nei monumentali spazi delle Navate vent’anni di lavoro di quest’artista di origine indiana che ha saputo fondere tecniche, forme, cromie e materiali sconfinando in un’espressività sia astratta che figurativa in linea con gli esiti e le ricerche internazionali.

Un’ampia selezione di opere realizzate dal 1996 a oggi, tra cui installazioni e sculture site- specific oltre a stampe e acquerelli, è esposta accanto a due nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra: Tree Line (2019) e In Pursuit of (2019) .

“Remains” sottolinea la poetica e il significato politico dell’opera di Gowda, la cui pratica scaturisce da uno sguardo ricettivo e approfondito sul mondo, e dalla consapevolezza del valore simbolico e comunicativo dei materiali, degli oggetti e degli scarti. La selezione delle opere in mostra rivela inoltre il costante lavoro dell’artista nella definizione della forma intesa come modalità di trasformazione dei significati. Come ha spiegato la stessa artista: «Un’opera è il risultato di una decisione, di una scelta. Se è vero che il mio lavoro nasce da contesti specifici, tuttavia la natura ultima di un’opera è modellata sulla base dell’astrazione; un’astrazione che non si limita a una scelta stilistica, ma il cui intento è comunicare significati e favorire molteplici letture».

Le opere di Sheela Gowda fanno parte delle collezioni delle più importanti istituzioni internazionali, fra cui Tate Modern, Londra; MoMA – The Museum of Modern Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven e Kiran Nadar Museum, Nuova Delhi.

Zen-zero (Julia Lohmann - Oki Naganode, 2013)
05 Apr

Zen-zero (Julia Lohmann - Oki Naganode, 2013)

La XXII edizione della Triennale di Milano dal titolo Broken Nature: Design Takes on Human Survival curata da Paola Antonelli è un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi. Analizzando vari progetti di architettura e design, esplora il concetto di design ricostituente e mette in luce oggetti e strategie che reinterpretano il rapporto tra gli esseri umani e il contesto in cui vivono, includendo sia gli ecosistemi sociali che quelli naturali. Fino al primo settembre 2019.

“Oki Naganode” 2013, Julia Lohmann
Interessata a comprendere il sistemia di valori e le costruzioni sociali che sottendono il rapporto tra esseri umani, flora e fauna, la designer Julia Lohmann ha individuato nelle alghe il proprio materiale d’elezione. Questa installazione è realizzata con alghe giapponesi naga trattate per rimanere flessibili come pelle traslucida, e interamente fabbricata seguendo la curvatura naturale dei pezzi d’alga. Le forme astratte rendono omaggio alla duttilità di questi organismi marini e celebrano il loro potenziale come materiale di progetto e produzione del futuro.

Jungle Bells (Mingarpar (Padiglione Repubblica di Myanmar)
04 Apr

Jungle Bells (Mingarpar (Padiglione Repubblica di Myanmar)

La XXII edizione della Triennale di Milano dal titolo Broken Nature: Design Takes on Human Survival curata da Paola Antonelli è un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi. Analizzando vari progetti di architettura e design, esplora il concetto di design ricostituente e mette in luce oggetti e strategie che reinterpretano il rapporto tra gli esseri umani e il contesto in cui vivono, includendo sia gli ecosistemi sociali che quelli naturali. Fino al primo settembre 2019.

“Mingarpar” (Padiglione Repubblica di Myanmar)
Il padiglione di Myanmar è un’atmosfera e uno spazio di riflessione che accoglie il visitatore con l’albero di bambù e il suono delle campanelle che spingono la mente oltre lo spazio fisico. “Mingalarpar” è il loro saluto nazionale con il quale il padiglione da il benvenuto e l’auspicio positivo di una visita che susciti riflessione. Tra un po’ di tempo il bambù avrà cambiato colore e le campanelle saranno suonate diversamente: nulla è permanente, neanche la natura di cui facciamo parte e che quindi bisogna trattare con cura, perché danneggiandola danneggiamo noi stessi.

Snorkleling (Teatro Della Terra Alienata - Padiglione Australiano)
04 Apr

Snorkleling (Teatro Della Terra Alienata - Padiglione Australiano)

La XXII edizione della Triennale di Milano dal titolo Broken Nature: Design Takes on Human Survival curata da Paola Antonelli è un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi. Analizzando vari progetti di architettura e design, esplora il concetto di design ricostituente e mette in luce oggetti e strategie che reinterpretano il rapporto tra gli esseri umani e il contesto in cui vivono, includendo sia gli ecosistemi sociali che quelli naturali. Fino al primo settembre 2019.

“Teatro Della Terra Alienata” (Padiglione Australiano)
“Teatro Della Terra Alienata” ritrae la Grande Barriera Corallina come un territorio in terapia intensiva: il reef è presentato come un ecosistema controllato da un arsenale di dispositivi tecnologici responsabili di monitorarne il destino e di mantenere stabili le sue condizioni per alimentare la speranza del pubblico. Il padiglione è un’installazione e un progetto curatoriale che affronta la questione urgente sollevata dal report del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, pubblicato nel 2018. Il preoccupante documento ritrae la morte della Grande Barriera Corallina come parte di una terribile questione che richiede un’azione politica radicale, a scala nazionale e globale, e l’ideazione di nuovi immaginari ed estetiche per il mondo naturale.

PentaClè (Stefano Mancuso - La Nazione delle Piante)
04 Apr

PentaClè (Stefano Mancuso - La Nazione delle Piante)

La XXII edizione della Triennale di Milano dal titolo Broken Nature: Design Takes on Human Survival curata da Paola Antonelli è un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi. Analizzando vari progetti di architettura e design, esplora il concetto di design ricostituente e mette in luce oggetti e strategie che reinterpretano il rapporto tra gli esseri umani e il contesto in cui vivono, includendo sia gli ecosistemi sociali che quelli naturali. Fino al primo settembre 2019.

“La Nazione delle Piante”
E’ la mostra all’interno della XXII edizione della Triennale che racconta come funzionano le piante: come sono fatte; perché sono diverse dagli animali, a che tipo di organizzazione rispondono e come questa è diffusa e distribuita. In questa sala “Suoni dal Pianeta” il sound design dell’ambiente utilizza frequenze prossime ai 200 Hz, una vibrazione che le radici delle piante sono in grado di percepire. La possibile spiegazione della loro sensibilità è che questa frequenza è simile a quella dell’acqua che scorre.

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