#SelfieadArte

"All in all you'r just a selfie stick in the wall" (Teresa Margolles - Muro Ciudad Juarez, 2010)
23 Mag

"All in all you'r just a selfie stick in the wall" (Teresa Margolles - Muro Ciudad Juarez, 2010)

La 58. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è aperta al pubblico fino al 24 novembre 2019. Dal titolo “May You Live In Interesting Times” è curata da Ralph Rugoff.
«Il titolo di questa Mostra può essere letto come una sorta di maledizione – ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta – nella quale l’espressione “interesting times” evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura. E io credo che una mostra d’arte valga la pena di esistere, in primo luogo, se intende condurci davanti all’arte e agli artisti come una decisiva sfida a tutte le inclinazioni alla sovrasemplificazione.»

Teresa Margolles – Muro Ciudad Juarez (2010)
L’artista esamina il costo socio-economico della criminalizzazione delle droghe e le crudeltà della narcoviolenza che affliggono il Messico, suo paese d’origine. Avendo studiato medicina forense, nella sua pratica Margolles evidenzia le consistenze, gli odori e i residui fisici della morte. Per realizzare Muro Ciudad Juarez, l’artista ha trasportato blocchi di un muro di cemento che si trovava davanti a una scuola a Juarez, una città con uno dei più alti tassi di omicidi nel Messico; crivellato di buchi di pallottole e sormontato da un groviglio di filo spinato, il muro rappresenta un memoriale viscerale alle vittime della narcoviolenza. L’artista si rifiuta di rappresentare la violenza in sé, preferendo mostrare ciò che rimane delle sue conseguenze come mezzo per richiamare l’attenzione verso una situazione tragica e irrisolta che continua fino ad oggi.

 

"control+alt!+cancello" (Shilpa Gupta - Untitle, 2009)
23 Mag

"control+alt!+cancello" (Shilpa Gupta - Untitle, 2009)

La 58. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è aperta al pubblico fino al 24 novembre 2019. Dal titolo “May You Live In Interesting Times” è curata da Ralph Rugoff.
«Il titolo di questa Mostra può essere letto come una sorta di maledizione – ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta – nella quale l’espressione “interesting times” evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura. E io credo che una mostra d’arte valga la pena di esistere, in primo luogo, se intende condurci davanti all’arte e agli artisti come una decisiva sfida a tutte le inclinazioni alla sovrasemplificazione.»

Shilpa Gupta – Untitle (2009) cancello mobile che oscilla da una parte all’altra del muro, rompendolo.
L’arte di Shilpa Gupta si rivolge spesso all’esistenza fisica e ideologica dei cofini, svelandone le funzioni arbitrarie e al contempo repressive. I suoi lavori esplorano le aree interstiziali tra Stati-nazione, le divisioni etnico-religiose e le strutture di sorveglianza, oscillando tra i concetti di legale e illegale, appartenenza e isolamento. Untitled è un cancello meccanico residenziale di quelli usati per chiudere i vialetti privati e garantire sicurezzae isolamento. Ma questo, con le sue punte esageratamente lunghe e una cornice metallica sporgente, oscille avanti e indietro seguendo una propria volontà e colpendo con aggressività la parete della sala fino a incrinarla e romperla. Gupta paragona la strana forma centrale sulla griglia di metallo alle linee di confine di un territorio, ma anche a un “buco nel cervello”, conferendo al cancello un inquietante aspetto antropomorfo.

 

"Mukka express" (Nabuqi - Do real things happen in moments of rationality?, 2018)
23 Mag

"Mukka express" (Nabuqi - Do real things happen in moments of rationality?, 2018)

La 58. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è aperta al pubblico fino al 24 novembre 2019. Dal titolo “May You Live In Interesting Times” è curata da Ralph Rugoff.
«Il titolo di questa Mostra può essere letto come una sorta di maledizione – ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta – nella quale l’espressione “interesting times” evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura. E io credo che una mostra d’arte valga la pena di esistere, in primo luogo, se intende condurci davanti all’arte e agli artisti come una decisiva sfida a tutte le inclinazioni alla sovrasemplificazione.»

Nabuqi – Do real things happen in moments of rationality? (2018)
Nabuqi esplora gli aspetti estetici e materiali degli oggetti scultorei e mantiene i suoi assemblaggi scevri da implicazioni o funzioni narrative. L’artista impiega elementi ready-made e costruisce degli scenari inclusivi, generando sensazioni di déjà-vu stabilendo connessioni tra gli oggetti e ciò che li circonda. Do real things happen in moments of rationality? si compone di un mix eclettico di materiali che evocano un’ambientazione naturale. Secondo l’artista gli oggetti industriali e quelli di natura decorativa di questo assemblaggio “sembrerebbero simulare una sorta di realtà oppure alimentare un’immaginazione di un’estetica virtuale, piacevole e ospitale”. Messi insieme questi materiali disparati si misurano con il limite che passa tra il reale e l’artificiale, invitandoci a riflettere su quali sono gli elementi che potremmo percepirecome realtà.

Pietrificata (Giorgio Andreotta Calò - Meduse, 2015)
22 Apr

Pietrificata (Giorgio Andreotta Calò - Meduse, 2015)

Pirelli HangarBicocca presenta CITTÀDIMILANO (14 febbraio – 21 luglio 2019), la mostra personale di Giorgio Andreotta Calò: un arcipelago di opere del passato e di nuova produzione, raccolte per la prima volta insieme, che trasforma e riconfigura radicalmente lo spazio espositivo. Il percorso di mostra genera storie e visioni su diversi tempi e luoghi, da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo.
Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) si contraddistingue nella scena artistica contemporanea per il suo linguaggio innovativo e nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Le sue opere includono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici – come l’acqua, la luce e il fuoco.

Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.Parte integrante della sua metodologia artistica è la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono esposte: per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla sua pratica scultorea, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse. Un invito ai visitatori a creare il proprio percorso all’interno della mostra e i propri collegamenti. Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere, che portano alla luce narrazioni inedite del passato, legate alla città di Milano, ma che si relazionano a temi e luoghi già presenti nel lavoro dell’artista. Con questa mostra Pirelli HangarBicocca riconferma il suo impegno a sostenere la sperimentazione in ambito artistico e la produzione di nuove opere.

Le nostre radici (Giorgio Andreotta Calò - Carotaggio, 2019)
22 Apr

Le nostre radici (Giorgio Andreotta Calò - Carotaggio, 2019)

Pirelli HangarBicocca presenta CITTÀDIMILANO (14 febbraio – 21 luglio 2019), la mostra personale di Giorgio Andreotta Calò: un arcipelago di opere del passato e di nuova produzione, raccolte per la prima volta insieme, che trasforma e riconfigura radicalmente lo spazio espositivo. Il percorso di mostra genera storie e visioni su diversi tempi e luoghi, da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo.
Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) si contraddistingue nella scena artistica contemporanea per il suo linguaggio innovativo e nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Le sue opere includono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici – come l’acqua, la luce e il fuoco.

Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.Parte integrante della sua metodologia artistica è la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono esposte: per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla sua pratica scultorea, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse. Un invito ai visitatori a creare il proprio percorso all’interno della mostra e i propri collegamenti. Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere, che portano alla luce narrazioni inedite del passato, legate alla città di Milano, ma che si relazionano a temi e luoghi già presenti nel lavoro dell’artista. Con questa mostra Pirelli HangarBicocca riconferma il suo impegno a sostenere la sperimentazione in ambito artistico e la produzione di nuove opere.

Saltare la corda (Giorgio Andreotta Calò - Senza titolo, cavi 2019)
22 Apr

Saltare la corda (Giorgio Andreotta Calò - Senza titolo, cavi 2019)

Pirelli HangarBicocca presenta CITTÀDIMILANO (14 febbraio – 21 luglio 2019), la mostra personale di Giorgio Andreotta Calò: un arcipelago di opere del passato e di nuova produzione, raccolte per la prima volta insieme, che trasforma e riconfigura radicalmente lo spazio espositivo. Il percorso di mostra genera storie e visioni su diversi tempi e luoghi, da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo.
Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) si contraddistingue nella scena artistica contemporanea per il suo linguaggio innovativo e nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Le sue opere includono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici – come l’acqua, la luce e il fuoco.

Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.Parte integrante della sua metodologia artistica è la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono esposte: per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla sua pratica scultorea, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse. Un invito ai visitatori a creare il proprio percorso all’interno della mostra e i propri collegamenti. Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere, che portano alla luce narrazioni inedite del passato, legate alla città di Milano, ma che si relazionano a temi e luoghi già presenti nel lavoro dell’artista. Con questa mostra Pirelli HangarBicocca riconferma il suo impegno a sostenere la sperimentazione in ambito artistico e la produzione di nuove opere.

Nostra Signora dei barili (Sheela Gowda - Kagebangara, 2008)
19 Apr

Nostra Signora dei barili (Sheela Gowda - Kagebangara, 2008)

Pirelli HangarBicocca presenta “Remains”, la prima grande mostra personale di Sheela Gowda in Italia, curata da Nuria Enguita, Direttrice di Bombas Gens Centre d’Art, Valencia, e Lucia Aspesi, Assistente curatore di Pirelli HangarBicocca. Il progetto espositivo rappresenta un’opportunità unica per scoprire nei monumentali spazi delle Navate vent’anni di lavoro di quest’artista di origine indiana che ha saputo fondere tecniche, forme, cromie e materiali sconfinando in un’espressività sia astratta che figurativa in linea con gli esiti e le ricerche internazionali.

Un’ampia selezione di opere realizzate dal 1996 a oggi, tra cui installazioni e sculture site- specific oltre a stampe e acquerelli, è esposta accanto a due nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra: Tree Line (2019) e In Pursuit of (2019) .

“Remains” sottolinea la poetica e il significato politico dell’opera di Gowda, la cui pratica scaturisce da uno sguardo ricettivo e approfondito sul mondo, e dalla consapevolezza del valore simbolico e comunicativo dei materiali, degli oggetti e degli scarti. La selezione delle opere in mostra rivela inoltre il costante lavoro dell’artista nella definizione della forma intesa come modalità di trasformazione dei significati. Come ha spiegato la stessa artista: «Un’opera è il risultato di una decisione, di una scelta. Se è vero che il mio lavoro nasce da contesti specifici, tuttavia la natura ultima di un’opera è modellata sulla base dell’astrazione; un’astrazione che non si limita a una scelta stilistica, ma il cui intento è comunicare significati e favorire molteplici letture».

Le opere di Sheela Gowda fanno parte delle collezioni delle più importanti istituzioni internazionali, fra cui Tate Modern, Londra; MoMA – The Museum of Modern Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven e Kiran Nadar Museum, Nuova Delhi.

Paestum? (Sheela Gowda - Stopover, 2012)
19 Apr

Paestum? (Sheela Gowda - Stopover, 2012)

Pirelli HangarBicocca presenta “Remains”, la prima grande mostra personale di Sheela Gowda in Italia, curata da Nuria Enguita, Direttrice di Bombas Gens Centre d’Art, Valencia, e Lucia Aspesi, Assistente curatore di Pirelli HangarBicocca. Il progetto espositivo rappresenta un’opportunità unica per scoprire nei monumentali spazi delle Navate vent’anni di lavoro di quest’artista di origine indiana che ha saputo fondere tecniche, forme, cromie e materiali sconfinando in un’espressività sia astratta che figurativa in linea con gli esiti e le ricerche internazionali.

Un’ampia selezione di opere realizzate dal 1996 a oggi, tra cui installazioni e sculture site- specific oltre a stampe e acquerelli, è esposta accanto a due nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra: Tree Line (2019) e In Pursuit of (2019) .

“Remains” sottolinea la poetica e il significato politico dell’opera di Gowda, la cui pratica scaturisce da uno sguardo ricettivo e approfondito sul mondo, e dalla consapevolezza del valore simbolico e comunicativo dei materiali, degli oggetti e degli scarti. La selezione delle opere in mostra rivela inoltre il costante lavoro dell’artista nella definizione della forma intesa come modalità di trasformazione dei significati. Come ha spiegato la stessa artista: «Un’opera è il risultato di una decisione, di una scelta. Se è vero che il mio lavoro nasce da contesti specifici, tuttavia la natura ultima di un’opera è modellata sulla base dell’astrazione; un’astrazione che non si limita a una scelta stilistica, ma il cui intento è comunicare significati e favorire molteplici letture».

Le opere di Sheela Gowda fanno parte delle collezioni delle più importanti istituzioni internazionali, fra cui Tate Modern, Londra; MoMA – The Museum of Modern Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven e Kiran Nadar Museum, Nuova Delhi.

Bidonvillana (Sheela Gowda - Darkroom, 2006)
19 Apr

Bidonvillana (Sheela Gowda - Darkroom, 2006)

Pirelli HangarBicocca presenta “Remains”, la prima grande mostra personale di Sheela Gowda in Italia, curata da Nuria Enguita, Direttrice di Bombas Gens Centre d’Art, Valencia, e Lucia Aspesi, Assistente curatore di Pirelli HangarBicocca. Il progetto espositivo rappresenta un’opportunità unica per scoprire nei monumentali spazi delle Navate vent’anni di lavoro di quest’artista di origine indiana che ha saputo fondere tecniche, forme, cromie e materiali sconfinando in un’espressività sia astratta che figurativa in linea con gli esiti e le ricerche internazionali.

Un’ampia selezione di opere realizzate dal 1996 a oggi, tra cui installazioni e sculture site- specific oltre a stampe e acquerelli, è esposta accanto a due nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra: Tree Line (2019) e In Pursuit of (2019) .

“Remains” sottolinea la poetica e il significato politico dell’opera di Gowda, la cui pratica scaturisce da uno sguardo ricettivo e approfondito sul mondo, e dalla consapevolezza del valore simbolico e comunicativo dei materiali, degli oggetti e degli scarti. La selezione delle opere in mostra rivela inoltre il costante lavoro dell’artista nella definizione della forma intesa come modalità di trasformazione dei significati. Come ha spiegato la stessa artista: «Un’opera è il risultato di una decisione, di una scelta. Se è vero che il mio lavoro nasce da contesti specifici, tuttavia la natura ultima di un’opera è modellata sulla base dell’astrazione; un’astrazione che non si limita a una scelta stilistica, ma il cui intento è comunicare significati e favorire molteplici letture».

Le opere di Sheela Gowda fanno parte delle collezioni delle più importanti istituzioni internazionali, fra cui Tate Modern, Londra; MoMA – The Museum of Modern Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven e Kiran Nadar Museum, Nuova Delhi.

Zen-zero (Julia Lohmann - Oki Naganode, 2013)
05 Apr

Zen-zero (Julia Lohmann - Oki Naganode, 2013)

La XXII edizione della Triennale di Milano dal titolo Broken Nature: Design Takes on Human Survival curata da Paola Antonelli è un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi. Analizzando vari progetti di architettura e design, esplora il concetto di design ricostituente e mette in luce oggetti e strategie che reinterpretano il rapporto tra gli esseri umani e il contesto in cui vivono, includendo sia gli ecosistemi sociali che quelli naturali. Fino al primo settembre 2019.

“Oki Naganode” 2013, Julia Lohmann
Interessata a comprendere il sistemia di valori e le costruzioni sociali che sottendono il rapporto tra esseri umani, flora e fauna, la designer Julia Lohmann ha individuato nelle alghe il proprio materiale d’elezione. Questa installazione è realizzata con alghe giapponesi naga trattate per rimanere flessibili come pelle traslucida, e interamente fabbricata seguendo la curvatura naturale dei pezzi d’alga. Le forme astratte rendono omaggio alla duttilità di questi organismi marini e celebrano il loro potenziale come materiale di progetto e produzione del futuro.

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