#SelfieadArte

Diventato Museo di riferimento in ambito nazionale ed internazionale anche dell’arte contemporanea, il Chiostro del Bramante parte da questi presupposti per la mostra che propone fino al 25 febbraio 2018. Si chiama Enjoy e ha per sottotitolo l’Arte incontra il divertimento: locuzione emblematica che vuole indicare non solo una diversa modalità di vivere l’arte, ma soprattutto dare “spazio e spazialità” alle opere di artisti di acclarata fama. Infatti molti lavori sono site specific, pensati e costruiti dagli artisti ospiti proprio per gli ambienti del Chiostro la cui organizzazione – che fa capo a DART – aggiunge alla creatività dell’esposizione un notevole sforzo produttivo proponendo opere inedite.
Attraverso i linguaggi e le poetiche di alcuni tra i più importanti e provocatori protagonisti dell’ arte contemporanea lo spettatore può vivere una vera e propria esperienza.
Talvolta infrangere le regole non significa trasgredire, ma ampliarne i confini.  Una regola che il Chiostro del Bramante persegue da tempo nelle sue linee programmatiche, proponendo mostre fuori dagli schemi delle convenzioni espositive, dove l’originalità del percorso sta alla base del progetto ideativo.
“La dimensione del piacere, del gioco, del divertimento, dell’eccesso – afferma Danilo Eccher, curatore della mostra – sono sempre state componenti centrali dell’Arte; l’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti. L’illusione è una trasparenza che deforma la realtà, un’apparenza sottile dove tutto è possibile, suggerendo ora il dubbio dell’enigma, ora il sorriso della sorpresa”.

Martin Creed "Half the air in a given space" 2013
L'opera consiste in una sala riempita per metà da palloncini pieni di aria - che simbolicamete sottraggono ossigeno all'ambiente - dove la presenza del visitatore diventa intenzionalmente parte dell'istallazione stessa. La scelta del palloncino non è quindi casuale, e anche se per un verso si caratterizza come una sorta di trigger (scherzetto), finalizzato a rinnovare modalità di rapportarsi all'arte, dall'altro diviene uno strumento necessario nelle mani dell'artista per rendere visibile un elemento invisibile come l'aria.

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Diventato Museo di riferimento in ambito nazionale ed internazionale anche dell’arte contemporanea, il Chiostro del Bramante parte da questi presupposti per la mostra che propone fino al 25 febbraio 2018. Si chiama Enjoy e ha per sottotitolo l’Arte incontra il divertimento: locuzione emblematica che vuole indicare non solo una diversa modalità di vivere l’arte, ma soprattutto dare “spazio e spazialità” alle opere di artisti di acclarata fama. Infatti molti lavori sono site specific, pensati e costruiti dagli artisti ospiti proprio per gli ambienti del Chiostro la cui organizzazione – che fa capo a DART – aggiunge alla creatività dell’esposizione un notevole sforzo produttivo proponendo opere inedite.
Attraverso i linguaggi e le poetiche di alcuni tra i più importanti e provocatori protagonisti dell’ arte contemporanea lo spettatore può vivere una vera e propria esperienza.
Talvolta infrangere le regole non significa trasgredire, ma ampliarne i confini.  Una regola che il Chiostro del Bramante persegue da tempo nelle sue linee programmatiche, proponendo mostre fuori dagli schemi delle convenzioni espositive, dove l’originalità del percorso sta alla base del progetto ideativo.
“La dimensione del piacere, del gioco, del divertimento, dell’eccesso – afferma Danilo Eccher, curatore della mostra – sono sempre state componenti centrali dell’Arte; l’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti. L’illusione è una trasparenza che deforma la realtà, un’apparenza sottile dove tutto è possibile, suggerendo ora il dubbio dell’enigma, ora il sorriso della sorpresa”.

Studio 65 "Mickey dei sogni" 2015
La poltrona di Topolino. I comics entrano nella quotidianità a rappresentare, con ironia, il simbolo del potere domestico, il tronetto del padrone di casa. La poltrona diventa gigante e ti invita a sederti per ritrovarti bambino, anche nel rapporto dimensionale. Questa poltrona è magica, ha il potere di risvegliare il bambino che in te è assopito, e lui ti farà ritrovare l coraggio di ricominciare a sognare, di credere nei tuoi sogni e di lottare per realizzarli.

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Diventato Museo di riferimento in ambito nazionale ed internazionale anche dell’arte contemporanea, il Chiostro del Bramante parte da questi presupposti per la mostra che propone fino al 25 febbraio 2018. Si chiama Enjoy e ha per sottotitolo l’Arte incontra il divertimento: locuzione emblematica che vuole indicare non solo una diversa modalità di vivere l’arte, ma soprattutto dare “spazio e spazialità” alle opere di artisti di acclarata fama. Infatti molti lavori sono site specific, pensati e costruiti dagli artisti ospiti proprio per gli ambienti del Chiostro la cui organizzazione – che fa capo a DART – aggiunge alla creatività dell’esposizione un notevole sforzo produttivo proponendo opere inedite.
Attraverso i linguaggi e le poetiche di alcuni tra i più importanti e provocatori protagonisti dell’ arte contemporanea lo spettatore può vivere una vera e propria esperienza.
Talvolta infrangere le regole non significa trasgredire, ma ampliarne i confini.  Una regola che il Chiostro del Bramante persegue da tempo nelle sue linee programmatiche, proponendo mostre fuori dagli schemi delle convenzioni espositive, dove l’originalità del percorso sta alla base del progetto ideativo.
“La dimensione del piacere, del gioco, del divertimento, dell’eccesso – afferma Danilo Eccher, curatore della mostra – sono sempre state componenti centrali dell’Arte; l’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti. L’illusione è una trasparenza che deforma la realtà, un’apparenza sottile dove tutto è possibile, suggerendo ora il dubbio dell’enigma, ora il sorriso della sorpresa”.

Erwin Wurm "NewYork police cap gold" 2010
Fa parte delle One Minute Sculpture, opere che ridefiniscono il significato di scultura e amplificano il valore della percezione del pubblico, che diviene strumento finalizzato alla creazione dell'opera d'arte. Il pubblico è quindi invitato tramite le precise istruzioni dell'artista a interagire con gli oggetti, diventando  co-creatore dell'opera e esso stesso opera vivente.

 

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L’arte torna protagonista a Palazzo Fiano, splendido edificio quattrocentesco nel cuore di Roma e sede del gruppo Hdrà, che metterà a disposizione le sale di rappresentanza per il progetto a cura di Valentina Ciarallo, in un percorso espositivo con opere di Giovanni De Cataldo, Stanislao Di Giugno, Davide Monaldi, Matteo Nasini e Guendalina Salini.
Obiettivo finale dell’iniziativa è quello di sostenere l’arte contemporanea italiana e costruire, anno dopo anno,  una collezione permanente del gruppo. L’opera che vincerà il Premio “L’Arte che Accadrà 2017” sarà acquistata da Hdrà. A decidere, come lo scorso anno, sarà una giuria composta dai 140 dipendenti che per due mesi saranno a stretto contatto con le opere d’arte all’interno del loro ambiente lavorativo. Una modalità di condivisione e di partecipazione collettiva specifica per un gruppo che vuole innovare, a partire dal benessere in azienda.
“È un Premio – spiega il presidente di Hdrà, Mauro Luchetti – ma, su prenotazione, anche una mostra aperta ai visitatori, che potranno andare alla scoperta di nuove tendenze del panorama artistico italiano in un contesto suggestivo in cui il contemporaneo dialoga con il classico. Hdrà, del resto, è una realtà in forte crescita che fa proprio della contaminazione tra diverse competenze il suo credo. E perché questo scambio di know how si compia è necessario stimolare e gratificare le persone che tutti giorni lavorano insieme. Lo facciamo attraverso l’arte, ma favorendo anche diverse attività che stimolino la loro interazione. Crediamo che tutto questo possa portare vantaggi concreti”.

 

Matteo Nasini - G.O.A.T. - 2017

 

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L’arte torna protagonista a Palazzo Fiano, splendido edificio quattrocentesco nel cuore di Roma e sede del gruppo Hdrà, che metterà a disposizione le sale di rappresentanza per il progetto a cura di Valentina Ciarallo, in un percorso espositivo con opere di Giovanni De Cataldo, Stanislao Di Giugno, Davide Monaldi, Matteo Nasini e Guendalina Salini.
Obiettivo finale dell’iniziativa è quello di sostenere l’arte contemporanea italiana e costruire, anno dopo anno,  una collezione permanente del gruppo. L’opera che vincerà il Premio “L’Arte che Accadrà 2017” sarà acquistata da Hdrà. A decidere, come lo scorso anno, sarà una giuria composta dai 140 dipendenti che per due mesi saranno a stretto contatto con le opere d’arte all’interno del loro ambiente lavorativo. Una modalità di condivisione e di partecipazione collettiva specifica per un gruppo che vuole innovare, a partire dal benessere in azienda.
“È un Premio – spiega il presidente di Hdrà, Mauro Luchetti – ma, su prenotazione, anche una mostra aperta ai visitatori, che potranno andare alla scoperta di nuove tendenze del panorama artistico italiano in un contesto suggestivo in cui il contemporaneo dialoga con il classico. Hdrà, del resto, è una realtà in forte crescita che fa proprio della contaminazione tra diverse competenze il suo credo. E perché questo scambio di know how si compia è necessario stimolare e gratificare le persone che tutti giorni lavorano insieme. Lo facciamo attraverso l’arte, ma favorendo anche diverse attività che stimolino la loro interazione. Crediamo che tutto questo possa portare vantaggi concreti”.

 

Davide Monaldi - G.O.A.T. - 2017

 

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L’arte torna protagonista a Palazzo Fiano, splendido edificio quattrocentesco nel cuore di Roma e sede del gruppo Hdrà, che metterà a disposizione le sale di rappresentanza per il progetto a cura di Valentina Ciarallo, in un percorso espositivo con opere di Giovanni De Cataldo, Stanislao Di Giugno, Davide Monaldi, Matteo Nasini e Guendalina Salini.
Obiettivo finale dell’iniziativa è quello di sostenere l’arte contemporanea italiana e costruire, anno dopo anno,  una collezione permanente del gruppo. L’opera che vincerà il Premio “L’Arte che Accadrà 2017” sarà acquistata da Hdrà. A decidere, come lo scorso anno, sarà una giuria composta dai 140 dipendenti che per due mesi saranno a stretto contatto con le opere d’arte all’interno del loro ambiente lavorativo. Una modalità di condivisione e di partecipazione collettiva specifica per un gruppo che vuole innovare, a partire dal benessere in azienda.
“È un Premio – spiega il presidente di Hdrà, Mauro Luchetti – ma, su prenotazione, anche una mostra aperta ai visitatori, che potranno andare alla scoperta di nuove tendenze del panorama artistico italiano in un contesto suggestivo in cui il contemporaneo dialoga con il classico. Hdrà, del resto, è una realtà in forte crescita che fa proprio della contaminazione tra diverse competenze il suo credo. E perché questo scambio di know how si compia è necessario stimolare e gratificare le persone che tutti giorni lavorano insieme. Lo facciamo attraverso l’arte, ma favorendo anche diverse attività che stimolino la loro interazione. Crediamo che tutto questo possa portare vantaggi concreti”.

 

Guendalina Salini - Se (2016)

 

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Non esiste probabilmente alcun personaggio storico – con l’eccezione di Hitler – che abbia goduto di peggiore pubblicità di Nerone. Incendiario, pazzo, addirittura Anticristo secondo alcuni autori cristiani, la figura del “cesare maledetto” è stata considerata totalmente negativa per duemila anni. “Duemila anni di calunnie”, come diceva nel titolo del suo saggio (ed. Marsilio) Massimo Fini; e come sottolineava Edoardo Sylos Labini nel suo spettacolo teatrale del 2015, quando, per primo, decise di mettere in scena la vicenda alternativa – e ormai considerata reale dagli storici – di Lucio Domizio Enobarbo, in “arte” Nerone.

La nostra volontà di “giocare” con il nuovo nome dell’imperatore – che lo assunse quando venne adottato dall’imperatore Claudio – è legata a uno degli aspetti più notevoli di Nerone. Che fu senz’altro un grande uomo di stato, nonostante la pessima “stampa” di cui dicevamo, dovuta in gran parte al fatto di essere a favore del popolo e inviso invece all’aristocrazia di cui facevano parte anche i suoi biografi; ma che fu anche il primo degli antieroi, dei ribelli, dei miti popolari vissuti bruciandosi (e non bruciando…) invece che spegnendosi lentamente. E che morì giovane, suicida. Come Rimbaud, come James Dean, ma ancor di più come una moderna star del rock o del pop.

 

Una vita e una fine tormentate, che come raccontava Sylos Labini si svolgevano nella Domus Aurea – il suo palazzo imperiale – attorniato da una corte di mimi, ballerini, musicisti e prostitute; e dove lui, poeta, “chitarrista”, attore, viveva la tempesta di sentimenti, paure e riflessioni che lo accompagneranno verso la fine.

 

Ancora, oggi, due anni dopo quello spettacolo che, oltre alla rivalutazione della figura dell’imperatore, si poneva come obiettivo l’analisi degli ultimi tragici giorni di un (anti)eroe decaduto – tema caro a Sylos Labini, che lo affronterà altre volte, la più recente col suo “d’Annunzio segreto”- la figura di Nerone diventa la chiave per creare uno spettacolo teatrale moderno e importante. Seppur con un piglio diverso: non con l’occhio introspettivo del regista di Pomezia, ma ponendo il focus sulla figura iconica e “pop” del cesare. E per farlo, in linea con questo aspetto, la formula scelta è quella del musical.

Si tratta di “DIVO NERONE – OPERA ROCK. Il musical più infuocato della storia”, dal 7 giugno a Vigna Barberini, sul Colle Palatino a Roma. Ed è destinato a diventare l’evento più importante della stagione romana: si tratta infatti di un vero kolossal, firmato dal tre volte premio Oscar Dante Ferretti per la scenografia, dall’altrettanto triplice premio Oscar Francesca Lo Schiavo agli arredi e alle decorazioni, dal premio Oscar Gabriella Pescucci per i costumi, e dal premio Oscar Luis Bacalov che si occupa delle musiche insieme con il duplice premio Grammy Franco Migliacci, ideatore dell’opera. La direzione artistica è del figlio, Ernesto Migliacci. La regia è di uno dei massimi registi italiani, ovvero Gino Landi, e le coreografie sono di Marco Sellati.

L’intenzione è insomma quella di fare di Nerone il protagonista del più sensazionale spettacolo d’intrattenimento made in Italy mai realizzato prima, come giustamente sostiene Cristian Casella, che firma la produzione.

Importantissimo anche il contributo di un’altra eccellenza italiana: quella dell’istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del CNR, che contribuisce a creare – nel contesto delle aree in cui l’imperatore visse – gli scenari tridimensionali che riproducono le sontuosità architettoniche dell’epoca.

Un vero e proprio viaggio attraverso i secoli, quindi, che rende lo spettacolo un importante promotore culturale, artistico, turistico ed archeologico al contempo, con l’aspirazione di diventare l’evento irrinunciabile per chiunque passi dalla Capitale.
A testimonianza dell’eccellenza della nostra storia, ma anche dell’importanza del nostro presente.

 

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inPazienza (Balthus, La Patience)

Venerdì, 18 Dicembre 2015

A Roma, alle Scuderie del Quirinale e a Villa Medici, ritorna Balthus.

Si tratta più che mai di un ritorno. E non soltanto del Balthus delle grandi esposizioni, che mancava in Italia dal 2001, anno della sua morte, quando venne allestita l’ultima sua grande mostra italiana a Palazzo Grassi.

Il fatto più notevole è che oltre alle 150 opere in mostra alle Scuderie del Quirinale, esposte secondo un percorso cronologico e attorno ai principali temi centrali del pittore, Balthus torna anche a Villa Medici, dove dal 1961 al 1977 fu direttore dell’Accademia di Francia a Roma. L’artista fece completamente restaurare la villa per ridonarle l’originale carattere cinquecentesco; e la villa divenne anche il suo laboratorio creativo per sedici anni.

Qui nacquero alcune delle più celebrate opere di Balthus, come la “Camera Turca”, stanza che rappresenta uno degli spazi più pittoreschi dell’edificio, e che per l’occasione è stata restaurata, e viene oggi mostrata per la prima volta al pubblico.

La mostra sarà aperta fino al 31 gennaio 2016.

Balthus, La Patience

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A Roma, alle Scuderie del Quirinale e a Villa Medici, ritorna Balthus.

Si tratta più che mai di un ritorno. E non soltanto del Balthus delle grandi esposizioni, che mancava in Italia dal 2001, anno della sua morte, quando venne allestita l’ultima sua grande mostra italiana a Palazzo Grassi.

Il fatto più notevole è che oltre alle 150 opere in mostra alle Scuderie del Quirinale, esposte secondo un percorso cronologico e attorno ai principali temi centrali del pittore, Balthus torna anche a Villa Medici, dove dal 1961 al 1977 fu direttore dell’Accademia di Francia a Roma. L’artista fece completamente restaurare la villa per ridonarle l’originale carattere cinquecentesco; e la villa divenne anche il suo laboratorio creativo per sedici anni.

Qui nacquero alcune delle più celebrate opere di Balthus, come la “Camera Turca”, stanza che rappresenta uno degli spazi più pittoreschi dell’edificio, e che per l’occasione è stata restaurata, e viene oggi mostrata per la prima volta al pubblico.

La mostra sarà aperta fino al 31 gennaio 2016.

Balthus, Ragazza intenta alla toilette

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A Roma, alle Scuderie del Quirinale e a Villa Medici, ritorna Balthus.

Si tratta più che mai di un ritorno. E non soltanto del Balthus delle grandi esposizioni, che mancava in Italia dal 2001, anno della sua morte, quando venne allestita l’ultima sua grande mostra italiana a Palazzo Grassi.

Il fatto più notevole è che oltre alle 150 opere in mostra alle Scuderie del Quirinale, esposte secondo un percorso cronologico e attorno ai principali temi centrali del pittore, Balthus torna anche a Villa Medici, dove dal 1961 al 1977 fu direttore dell’Accademia di Francia a Roma. L’artista fece completamente restaurare la villa per ridonarle l’originale carattere cinquecentesco; e la villa divenne anche il suo laboratorio creativo per sedici anni.

Qui nacquero alcune delle più celebrate opere di Balthus, come la “Camera Turca”, stanza che rappresenta uno degli spazi più pittoreschi dell’edificio, e che per l’occasione è stata restaurata, e viene oggi mostrata per la prima volta al pubblico.

La mostra sarà aperta fino al 31 gennaio 2016.

Balthus, La Camera Turca

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