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La galleria Davico Arte di Torino presenta Je ne Regrette Rien, personale di Max Papeschi.

Esponente di punta della digital-art, Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea dopo l’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico.

Il suo lavoro politically uncorrect mostra una società globalizzata e consumista, rivelandone i suoi orrori in maniera ironicamente realistica. Dal Topolino Nazista al Ronald McDonald Macellaio, le icone cult perdono il loro effetto tranquillizzante per trasformarsi in un incubo collettivo.

La mostra presenta quaranta pezzi, una selezione dei suoi lavori più famosi e la nuova serie La société du spectacle che vede protagonisti i “grandi” della scena politica, economica e sociale del mondo moderno e contemporaneo vestire i panni delle icone del mondo dello spettacolo.

Je ne Regrette Rien inaugura il 26 febbraio e termina il 28 marzo.

 

Max Papeschi, Just Married

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La galleria Davico Arte di Torino presenta Je ne Regrette Rien, personale di Max Papeschi.

Esponente di punta della digital-art, Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea dopo l’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico.

Il suo lavoro politically uncorrect mostra una società globalizzata e consumista, rivelandone i suoi orrori in maniera ironicamente realistica. Dal Topolino Nazista al Ronald McDonald Macellaio, le icone cult perdono il loro effetto tranquillizzante per trasformarsi in un incubo collettivo.

La mostra presenta quaranta pezzi, una selezione dei suoi lavori più famosi e la nuova serie La société du spectacle che vede protagonisti i “grandi” della scena politica, economica e sociale del mondo moderno e contemporaneo vestire i panni delle icone del mondo dello spettacolo.

Je ne Regrette Rien inaugura il 26 febbraio e termina il 28 marzo.

 

Max Papeschi, American Wedding

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La galleria Davico Arte di Torino presenta Je ne Regrette Rien, personale di Max Papeschi.

Esponente di punta della digital-art, Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea dopo l’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico.

Il suo lavoro politically uncorrect mostra una società globalizzata e consumista, rivelandone i suoi orrori in maniera ironicamente realistica. Dal Topolino Nazista al Ronald McDonald Macellaio, le icone cult perdono il loro effetto tranquillizzante per trasformarsi in un incubo collettivo.

La mostra presenta quaranta pezzi, una selezione dei suoi lavori più famosi e la nuova serie La société du spectacle che vede protagonisti i “grandi” della scena politica, economica e sociale del mondo moderno e contemporaneo vestire i panni delle icone del mondo dello spettacolo.

Je ne Regrette Rien inaugura il 26 febbraio e termina il 28 marzo.

 

Alice Olimpia Attanasio, Mickey Mouse Skull

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Max Papeschi è un artista che definire OFF è al contempo impreciso e una grande verità.

Impreciso, perché di lui si è raccontato, spesso. Per la sua innata capacità di generare scandalo o curiosità, di provocare o di inquietare - essenze queste della sua espressione molto più che non la sua tecnica, che per sua stessa ammissione è piuttosto limitata.

Papeschi, però, è OFF per definizione ed elezione per il semplice fatto di non essere nulla di ciò che effettivamente è. Nasce regista, in ambito teatrale, e come tale si diploma alla scuola di teatro Paolo Grassi mettendo in scena, abusivamente ed irregolarmente, uno spettacolo scritto da sé stesso e clamorosamente riuscito grazie all'espediente di riempire di neri (nel senso di extracomunitari) tutta la sala durante il finale della rappresentazione. Cresce come regista tentando di fare del cinema, ma la sua più grossa occasione si risolve in una brancaleonesca avventura tra le zanzare e i debiti. E quando tutto è pronto per il suo esordio come autore di un programma televisivo, sono le illogiche aziendali a disilluderlo, ancora una volta a cose praticamente fatte.

Non che non ci fossero le idee, o la genialità: al contrario, erano forse troppe, o meglio troppo. Troppo off, diremmo.

Ed è per puro caso che Max, nel 2008, pubblicando su My Space (all'epoca al suo apice) una locandina di un suo spettacolo che ancora non esisteva, da lui un po' goffamente creata usando per la prima volta photoshop, viene scambiato per un artista e contattato. Non era un pittore, non dipingeva; usava photoshop, come detto, ma non sapeva usarlo troppo bene. Eppure la cosa funzionò. E ancora per caso, tempo dopo, un suo Topolino nazista viene ingrandito a dismisura, e posto sulla facciata di un palazzo di Poznan. Grazie alla rete, che rende il mondo piccolo e amplifica i mormorii (e le urla scandalizzate) della gente, Papeschi si ritrova improvvisamente famoso.

E proprio in questi giorni, più precisamente il 15 aprile, Papeschi completa il suo percorso multimediale: già non-regista, non-pittore, Max - presentando il suo libro autobiografico "Vendere Svastiche e Vivere Felici" (Sperling & Kupfer), scritto assieme a Francesca Micardi e Alessandra Torre - diventa anche un non-scrittore. E ci racconta, nel dettaglio, come ha fatto a diventare un non-artista di successo. E la cosa divertente è che anche il libro non sarebbe mai dovuto uscire: Papeschi lo aveva creato, con tanto di titolo e di copertina, come opera da mettere sottovetro. Ma chiacchierando con le sue coautrici - che stavano lavorando con lui per tutt'altro progetto - è stato convinto a realizzarlo per davvero. Situazione tipica del modus operandi di Papeschi: il libro è zeppo di aneddoti su analoghe situazioni scaturite in contesti che definire brainstorming è senz'altro un eufemismo, che nascono come tali per diventare alla fine dibattiti al limite del delirante, ma che portano a idee geniali. Come quando Max vendette sua madre: sicuramente uno degli episodi più deliziosi che il libro ci racconta.

In occasione dell'uscita del libro “Vendere svastiche e vivere felici” martedì 15 Aprile, alla galleria Silbernagl & Undergallery ci sarà uno Special Party, Alzaia Naviglio Grande, 4 Milano, ore 19.
Sarà presente l’autore Max Papeschi, insieme alle coautrici del libro: Francesca Micardi, Alessandra Torre e agli ospiti speciali: Carlo Gabardini, Clarissa Tempestini e Igor Zanti.
Inoltre dal 15 Aprile al 10 Maggio sarà esposta in galleria una selezione delle opere più note dell’artista.

La presentazione del libro si terrà giovedi 17 Aprile alle 18,30 a La Feltrinelli, Piazza Piemonte, 4 Milano. Alcune parti del libro verranno lette da Carlo Gabardini.

Pubblicato in Il Giornale

Dal 15 novembre al M.A.C. di Milano c'è “The Best is yet to come” di Max Papeschi.

La mostra, curata da Silvia Basta e dal fondatore dei Devo Gerald Casale e presentata da Fondazione Maimeri, è un'antologica della folgorante carriera di Papeschi.

L'artista milanese, dopo otto anni di scandali, polemiche, e surrealtà varie - a partire dal gigantesco Topolino con svastica sulla facciata di un palazzo di Poznan, fino alla recente investitura ad ambasciatore della propaganda socio-culturale della Corea del Nord, si sofferma con l'abituale ironico egocentrismo a contemplare la propria parabola. E, assicura, il meglio deve ancora venire.

Il percorso espositivo racconta le tappe più importanti della storia di Papeschi, che in pochi anni ha saputo essere talmente non-artista da diventare uno degli artisti italiani di oggi più noti all'estero.
Dall'ingresso, interamente tappezzato con la sua rassegna stampa, alle prime opere che lo hanno consacrato: il nazitopolino sexy, che è stato l'inizio di tutto, il bambino di "Wall Street" del 2009 e i dirigibili incendiari della Coca-Cola.

Le sue opere sempre spiazzanti e irriverenti, utilizzano i simboli della cultura contemporanea rimescolandoli e mettendone così a nudo le forti contraddizioni. Un costante lavoro sui contrasti, come emerge anche dai lavori più classici: dalla Società dello Spettacolo a From Hiroshima with Love.

E il contrasto è davvero forte soprattutto quando Papeschi fa stridere l'innocenza, la favola, con la cruda realtà: come nei personaggi più amati da grandi e piccini, riveduti e scorretti dall'artista.

Un grande vidiwall proietta, in loop, il recente risultato della collaborazione tra Papeschi e Casale: è "It's all Devo" ultimo brano del musicista americano, con Maurizio Temporin alla regia e il supporto musicale dei Phunk Investigation.

Nella parte finale del percorso espositivo alcune opere del più recente progetto dell'artista Milanese, "Welcome to North Korea", chiudono il percorso e ci accompagnano verso l'uscita, dove una copertina per la rivista "Arte.it", rielaborazione di una storica pagina del Sun su Sid Vicious, vede Papeschi protagonista. Non certo morto, al contrario del bassista dei Pistols, ma più vivo che mai: il meglio, infatti, deve ancora venire.

The Best is yet to come resterà al M.A.C. fino al 26 novembre 2016

Pubblicato in Il Giornale

Realizzato con la partecipazione della ONG per i diritti umani Amnesty International Italia, “Welcome to North Korea” è il nuovo progetto di Max Papeschi che attraverso l’utilizzo di diversi media riunisce installazioni mobili, performance, video, scultura, fotografia e pittura. Il progetto è stato presentato a Milano con l’allestimento di un parco giochi nordcoreano e un flash mob in Piazza Piemonte, e affronterà un tour artistico che lo porterà in giro per l’Italia e per il mondo.

L’interazione del pubblico è fondamentale per ottenere lo scopo che il progetto si prefigge: cioè, andare oltre la propaganda di regime per raccontare gli orrori della dittatura coreana tramite il ricorso all’ossimoro visivo, espediente caratteristico del lavoro dell’artista.

Il nucleo del progetto si svolge alla Silbernagl Undergallery con la mostra “The Leader is Present“, curata da Papeschi, in cui una serie di importantissimi artisti – da Fontana a Fornasetti, da Warhol a Jeff Koons, passando per Cattelan a Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Damien Hirst a Banksy – decidono di omaggiare il leader Kim Jong Un attraverso i loro lavori. Si tratta in realtà di una serie di lavori di Papeschi che col consueto approccio parodistico crea le proprie opere a immagine e somiglianza del leader nordcoreano, ma ricalcando lo stile degli artisti citati.

Welcome to North Korea, con la mostra The Leader is Present, resteranno alla Silbernagl Undergallery fino al 22 maggio 2016.

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Realizzato con la partecipazione della ONG per i diritti umani Amnesty International Italia, “Welcome to North Korea” è il nuovo progetto di Max Papeschi che attraverso l’utilizzo di diversi media riunisce installazioni mobili, performance, video, scultura, fotografia e pittura. Il progetto è stato presentato a Milano con l’allestimento di un parco giochi nordcoreano e un flash mob in Piazza Piemonte, e affronterà un tour artistico che lo porterà in giro per l’Italia e per il mondo.

L’interazione del pubblico è fondamentale per ottenere lo scopo che il progetto si prefigge: cioè, andare oltre la propaganda di regime per raccontare gli orrori della dittatura coreana tramite il ricorso all’ossimoro visivo, espediente caratteristico del lavoro dell’artista.

Il nucleo del progetto si svolge alla Silbernagl Undergallery con la mostra “The Leader is Present“, curata da Papeschi, in cui una serie di importantissimi artisti – da Fontana a Fornasetti, da Warhol a Jeff Koons, passando per Cattelan a Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Damien Hirst a Banksy – decidono di omaggiare il leader Kim Jong Un attraverso i loro lavori. Si tratta in realtà di una serie di lavori di Papeschi che col consueto approccio parodistico crea le proprie opere a immagine e somiglianza del leader nordcoreano, ma ricalcando lo stile degli artisti citati.

Welcome to North Korea, con la mostra The Leader is Present, resteranno alla Silbernagl Undergallery fino al 22 maggio 2016.

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Realizzato con la partecipazione della ONG per i diritti umani Amnesty International Italia, “Welcome to North Korea” è il nuovo progetto di Max Papeschi che attraverso l’utilizzo di diversi media riunisce installazioni mobili, performance, video, scultura, fotografia e pittura. Il progetto è stato presentato a Milano con l’allestimento di un parco giochi nordcoreano e un flash mob in Piazza Piemonte, e affronterà un tour artistico che lo porterà in giro per l’Italia e per il mondo.

L’interazione del pubblico è fondamentale per ottenere lo scopo che il progetto si prefigge: cioè, andare oltre la propaganda di regime per raccontare gli orrori della dittatura coreana tramite il ricorso all’ossimoro visivo, espediente caratteristico del lavoro dell’artista.

Il nucleo del progetto si svolge alla Silbernagl Undergallery con la mostra “The Leader is Present“, curata da Papeschi, in cui una serie di importantissimi artisti – da Fontana a Fornasetti, da Warhol a Jeff Koons, passando per Cattelan a Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Damien Hirst a Banksy – decidono di omaggiare il leader Kim Jong Un attraverso i loro lavori. Si tratta in realtà di una serie di lavori di Papeschi che col consueto approccio parodistico crea le proprie opere a immagine e somiglianza del leader nordcoreano, ma ricalcando lo stile degli artisti citati.

Welcome to North Korea, con la mostra The Leader is Present, resteranno alla Silbernagl Undergallery fino al 22 maggio 2016.

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Fino al 26 novembre al M.A.C. di Milano c’è “The Best is yet to come” di Max Papeschi.

La mostra, curata da Silvia Basta e dal fondatore dei Devo Gerald Casale e presentata da Fondazione Maimeri, è un’antologica della folgorante carriera di Papeschi.

L’artista milanese, dopo otto anni di scandali, polemiche, e surrealtà varie – a partire dal gigantesco Topolino con svastica sulla facciata di un palazzo di Poznan, fino alla recente investitura ad ambasciatore della propaganda socio-culturale della Corea del Nord, si sofferma con l’abituale ironico egocentrismo a contemplare la propria parabola. E, assicura, il meglio deve ancora venire.

Il percorso espositivo racconta le tappe più importanti della storia di Papeschi, che in pochi anni ha saputo essere talmente non-artista da diventare uno degli artisti italiani di oggi più noti all’estero.
Dall’ingresso, interamente tappezzato con la sua rassegna stampa, alle prime opere che lo hanno consacrato: il nazitopolino sexy, che è stato l’inizio di tutto, il bambino di “Wall Street” del 2009 e i dirigibili incendiari della Coca-Cola.

Le sue opere sempre spiazzanti e irriverenti, utilizzano i simboli della cultura contemporanea rimescolandoli e mettendone così a nudo le forti contraddizioni.
Soprattutto quando Papeschi fa stridere l’innocenza, la favola, con la cruda realtà: come nei personaggi più amati da grandi e piccini, riveduti e scorretti dall’artista.
Inoltre un grande vidiwall proietta, in loop, il recente risultato della collaborazione tra Papeschi e Casale: “It’s all Devo” ultimo brano del musicista americano, Maurizio Temporin alla regia e il supporto musicale dei Phunk Investigation.

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Fino al 26 novembre al M.A.C. di Milano c’è “The Best is yet to come” di Max Papeschi.

La mostra, curata da Silvia Basta e dal fondatore dei Devo Gerald Casale e presentata da Fondazione Maimeri, è un’antologica della folgorante carriera di Papeschi.

L’artista milanese, dopo otto anni di scandali, polemiche, e surrealtà varie – a partire dal gigantesco Topolino con svastica sulla facciata di un palazzo di Poznan, fino alla recente investitura ad ambasciatore della propaganda socio-culturale della Corea del Nord, si sofferma con l’abituale ironico egocentrismo a contemplare la propria parabola. E, assicura, il meglio deve ancora venire.

Il percorso espositivo racconta le tappe più importanti della storia di Papeschi, che in pochi anni ha saputo essere talmente non-artista da diventare uno degli artisti italiani di oggi più noti all’estero.
Dall’ingresso, interamente tappezzato con la sua rassegna stampa, alle prime opere che lo hanno consacrato: il nazitopolino sexy, che è stato l’inizio di tutto, il bambino di “Wall Street” del 2009 e i dirigibili incendiari della Coca-Cola.

Le sue opere sempre spiazzanti e irriverenti, utilizzano i simboli della cultura contemporanea rimescolandoli e mettendone così a nudo le forti contraddizioni.
Soprattutto quando Papeschi fa stridere l’innocenza, la favola, con la cruda realtà: come nei personaggi più amati da grandi e piccini, riveduti e scorretti dall’artista.
Inoltre un grande vidiwall proietta, in loop, il recente risultato della collaborazione tra Papeschi e Casale: “It’s all Devo” ultimo brano del musicista americano, Maurizio Temporin alla regia e il supporto musicale dei Phunk Investigation.

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