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We never know the worth of water till the well is dry (Eugenio Tibaldi - Girdino Abusivo, Fase 2)
18 Nov

We never know the worth of water till the well is dry (Eugenio Tibaldi - Girdino Abusivo, Fase 2)

Al Museo del Novecento è esposto "Giardino Abusivo" di Eugenio Tibaldi che insieme a "Atlantico" di Ettore Favini entrerà a far parte delle sue collezioni.
Le due nuove installazioni site-specific sono degli artisti vincitori ex-aequo del concorso indetto dal Comune di Milano | Cultura in occasione di “Leonardo 500” per la progettazione e produzione di opere d’arte contemporanea ispirate al genio di Leonardo da Vinci. Selezionate tra oltre ottanta progetti, le installazioni rispondono al tema in maniera del tutto originale, avvalendosi delle potenzialità dei linguaggi multimediali e proponendo un’interessante riflessione in merito a temi quanto mai attuali: la sostenibilità, la relazione tra l’uomo e la natura, la partecipazione collettiva alla costruzione di nuovi scenari futuri.
Eugenio Tibaldi riflette su quell’estetica “informale” tipica delle periferie urbane e sulla creazione di un nuovo paesaggio contemporaneo: “Giardino abusivo” è un’installazione viva e in divenire, dislocata in tre unità che si inseriscono organicamente lungo il percorso di accesso al Museo. L’opera si propone di realizzare un impianto totalmente sostenibile, nel quale piante e ortaggi possono liberamente fiorire grazie alle cure di una collettività che se ne rende partecipe.
Ettore Favini sceglie di ispirarsi al Codice Atlantico, seguendo le evoluzioni dell’acqua fino alla sua completa trasformazione in nebbia. La video-installazione “Atlantico” imposta un esplicito riferimento a quei paesaggi e a quella foschia che sono il cuore del celebre “sfumato” leonardesco, realizzando al contempo uno spazio quieto e isolato nel quale il visitatore ha l’opportunità di immergersi seguendo il ritmo dell’acqua che scorre.
La natura e la tecnologia si combinano tra loro e dialogano con gli spazi del Museo del Novecento, offrendo al visitatore un interessante confronto con l’eredità leonardesca con un taglio del tutto contemporaneo.

Un selfie a caso