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La presenza di Kay Hassan, artista sudafricano di Johannesburg originario della township di Soweto, è perfettamente in linea con l’impronta data alla Biennale di Venezia 2015 dal direttore artistico Okwui Enwezor, fortemente politicizzata e attenta alle diseguaglianze sociali ed economiche. Il lavoro di Hassan – noto soprattutto per i suoi grandi manifesti strappati, riconfigurati e ricostruiti, ma artista realmente multimediale che utilizza anche media quali collage, scultura, video, installazioni e fotografia – è caratterizzato dal costante interesse a temi quali la migrazione, la sovrapproduzione e l’esproprio, le disparità economiche, lo spreco, il degrado urbano.

Dice l’artista: “Le nostre vite sono sempre state strappate, reincollate a forza, e ristrappate. La gente è sempre stata vessata. Lo potete vedere nelle strade, negli occhi supplicanti dei bambini, nel modo in cui vi guardano. Immaginate di essere un genitore, e di avere figli che hanno bisogno di mangiare, ma voi non avete soldi. Cosa potete fare? Dovete per forza commettere un crimine. E questo non solo in Sudafrica, ma in tutto il mondo”.

 

Kay Hassan, Empire Medley, 2015

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Un selfie a caso