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Il chelabard in una stanza (Liliana Moro, Città Ideale)
09 Mar

Il chelabard in una stanza (Liliana Moro, Città Ideale)

Le collezioni del MAXXI Arte sono costituite da oltre 400 opere che testimoniano la produzione artistica internazionale, con una particolare attenzione alle esperienze italiane e a quegli artisti stranieri la cui ricerca è legata al contesto italiano.
Il museo dedica in maniera permanente una delle gallerie alle proprie collezioni. Attraverso la presentazione di selezioni ragionate di opere, esposizioni sempre nuove tracciano di volta in volta diversi percorsi tematici alla scoperta della collezione del museo.

Un primo nuovo allestimento, con oltre 30 lavori d’arte (dipinti, sculture, installazioni, video, fotografie) e 21 progetti di architettura (disegni, modelli, fotografie, documenti vari che raccontano la storia di ciascun progetto), presenta la collezione del MAXXI in un percorso espositivo in cui le ricerche degli artisti emergenti dialogano con quelle prodotte, tra gli anni Sessanta e il 2000, da alcuni tra i più significativi artisti italiani e stranieri del periodo, come Alighiero Boetti, Francesco Clemente, William Kentridge, Mario Merz, Gerhard Richter.

L’allestimento, dinamico e immersivo, mette le opere in dialogo tra loro, con gli spazi fluidi di Zaha Hadid e con il pubblico. Attraverso piani e pannelli sospesi che calano dal soffitto e con la creazione di una griglia di nuovi spazi e volumi, il pubblico potrà infatti vivere l’esperienza e l’emozione dell’opera d’arte a 360 gradi, in modo attivo e partecipato.

 

Liliana Moro, “Città ideale” (2000)
Finalista del premio per la giovane arte italiana nel 2000, Liliana Moro affronta il tema del concorso, migrazioni e multiculturalità, realizzando un’opera nata “dal desiderio di realizzare un luogo di incontro con la cultura araba”, come da lei stessa dichiarato. Iteressata ai tem della fragilità e della ricerca dell’equilibrio, con Città ideale l’artista riflette sul rapporto tra spazialità interna ed esterna. Moro crea, infatti una relazione tra la riconoscibile struttura di “una moschea, incastrata sotto un arco, con le aperture sulle due pareti”, e l’ambiente interno astratto e stratificato in cui fa immergere lo spettatore. Il pavimento e il soffitto sono ricoperti da tappeti, mentre le pareti sono completamente rivestite da poster in cui la linea di orizzonte scandisce la veduta di paesaggi che si riflettono in specchi d’acqua. Città ideale è dunque uno spazio che solllecita la connessione, l’inclusione, la contemplazione, invitano lo spettatore a sostare o attraversare i suoi spazi per andare oltre ciò che è visibile, metafora dell’essere umano che vive nel mondo.

Un selfie a caso