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La mostra "Luna Nuova" allestita al M.A.C. di Milano in collaborazione con Fondazione Maimeri è l’inizio di una nuova era per la pittrice emergente e testimonia il profondo cambiamento da lei vissuto. Dopo una vita dedicata alla carriera nel mondo dell’editoria e della televisione, senza mai smettere di inseguire la passione per l’arte e la fotografia, Luna Berlusconi volta pagina iniziando il suo cammino artistico che l’ha portata a dipingere una vasta produzione di opere apprezzate, fin da subito, dagli appassionati d’arte e dai critici.
La mostra personale curata da Andrea Dusio è divisa in tre sezioni.
Le figure sono dipinte con colori fortemente evocativi come il grigio, il bianco, il rosso e l’azzurro, che sembrano fuoriuscire da una dimensione senza tempo; a dare questa suggestione è lo sfondo nero realizzato utilizzando un materiale insolito, il magnete. Altra peculiarità della tecnica utilizzata, definita da Luna una sorta di “non-tecnica”, riguarda il tratto: i colori sono stesi su tavole in pioppo, un supporto ligneo di origini antichissime, e listellare con pennellate a volte lineari e altre volte ripetute in maniera disordinata, per lasciare rilievi quasi sempre voluti.
Nella sezione “Icone” si può ammirare la riproduzione di un’opera dell’artista realizzata su una saracinesca a Lajatico in occasione di Artinsolite su commissione della direzione artistica. Un omaggio a Gillo Dorfles grandissimo intellettuale, critico d’arte e artista scomparso a marzo 2018, che a Lajatico ha lasciato le sue indimenticabili tracce. L’opera è permanente e si può vedere dal vivo nel centro di Lajatico.

Pubblicato in Selfie ad Arte

La mostra "Luna Nuova" allestita al M.A.C. di Milano in collaborazione con Fondazione Maimeri è l’inizio di una nuova era per la pittrice emergente e testimonia il profondo cambiamento da lei vissuto. Dopo una vita dedicata alla carriera nel mondo dell’editoria e della televisione, senza mai smettere di inseguire la passione per l’arte e la fotografia, Luna Berlusconi volta pagina iniziando il suo cammino artistico che l’ha portata a dipingere una vasta produzione di opere apprezzate, fin da subito, dagli appassionati d’arte e dai critici.
La mostra personale curata da Andrea Dusio è divisa in tre sezioni.
Le figure sono dipinte con colori fortemente evocativi come il grigio, il bianco, il rosso e l’azzurro, che sembrano fuoriuscire da una dimensione senza tempo; a dare questa suggestione è lo sfondo nero realizzato utilizzando un materiale insolito, il magnete. Altra peculiarità della tecnica utilizzata, definita da Luna una sorta di “non-tecnica”, riguarda il tratto: i colori sono stesi su tavole in pioppo, un supporto ligneo di origini antichissime, e listellare con pennellate a volte lineari e altre volte ripetute in maniera disordinata, per lasciare rilievi quasi sempre voluti.
Nella sezione “Icone” si può ammirare la riproduzione di un’opera dell’artista realizzata su una saracinesca a Lajatico in occasione di Artinsolite su commissione della direzione artistica. Un omaggio a Gillo Dorfles grandissimo intellettuale, critico d’arte e artista scomparso a marzo 2018, che a Lajatico ha lasciato le sue indimenticabili tracce. L’opera è permanente e si può vedere dal vivo nel centro di Lajatico.

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La mostra "Luna Nuova" allestita al M.A.C. di Milano in collaborazione con Fondazione Maimeri è l’inizio di una nuova era per la pittrice emergente e testimonia il profondo cambiamento da lei vissuto. Dopo una vita dedicata alla carriera nel mondo dell’editoria e della televisione, senza mai smettere di inseguire la passione per l’arte e la fotografia, Luna Berlusconi volta pagina iniziando il suo cammino artistico che l’ha portata a dipingere una vasta produzione di opere apprezzate, fin da subito, dagli appassionati d’arte e dai critici.
La mostra personale curata da Andrea Dusio è divisa in tre sezioni.
Le figure sono dipinte con colori fortemente evocativi come il grigio, il bianco, il rosso e l’azzurro, che sembrano fuoriuscire da una dimensione senza tempo; a dare questa suggestione è lo sfondo nero realizzato utilizzando un materiale insolito, il magnete. Altra peculiarità della tecnica utilizzata, definita da Luna una sorta di “non-tecnica”, riguarda il tratto: i colori sono stesi su tavole in pioppo, un supporto ligneo di origini antichissime, e listellare con pennellate a volte lineari e altre volte ripetute in maniera disordinata, per lasciare rilievi quasi sempre voluti.
Nella sezione “Icone” si può ammirare la riproduzione di un’opera dell’artista realizzata su una saracinesca a Lajatico in occasione di Artinsolite su commissione della direzione artistica. Un omaggio a Gillo Dorfles grandissimo intellettuale, critico d’arte e artista scomparso a marzo 2018, che a Lajatico ha lasciato le sue indimenticabili tracce. L’opera è permanente e si può vedere dal vivo nel centro di Lajatico.

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La Fondazione MAIMERI ospita al M.A.C. di Milano, la nuova mostra dell’artista milanese Simone Fugazzotto a cura di Luca Beatrice. Artista poliedrico, nato a Milano nel 1983, che vive e lavora nel Queens, New York, Fugazzotto attraverso la pittura ha dato avvio ad uno studio antropologico sul suo unico e solo soggetto, la scimmia. Dalla tela al cemento, l’artista sceglie di osservare da vicino vizi e virtù dell’uomo, sostituendolo con il suo più vicino predecessore tra i Primati.
Con le più svariate tecniche propone da una prospettiva diversa atteggiamenti della società contemporanea che vengono affrontati al contempo con umorismo e serietà. L’artista milanese con ironia graffiante, che gli deriva dalla sua esperienza nella Street Art, impasta temi scomodi d’inizio millennio in chiave pop, materializzando un universo fatto di muri, tele, plexiglass, sculture, video e ready-made. Nude o vestite, con uno smarthphone in mano, o un fucile, simboli e status, enfatizzati da colori sgargianti, per rappresentare le debolezze, le paure, gli azzardi dell’intera umanità. Le scimmie di Fugazzotto vogliono essere un avvertimento per la nostra società e un invito a ripensare ai valori autentici e alle vere necessità degli esseri umani. “Queste scimmie sono distopia del futuro, un monito, gridato ad alta voce, da primate a primate, dall’orango noto come enunciato da Il Legislatore: ‘Guardati dalla bestia-uomo, poiché egli è l’artiglio del demonio’.”
(Luca Beatrice)

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La Fondazione MAIMERI ospita al M.A.C. di Milano, la nuova mostra dell’artista milanese Simone Fugazzotto a cura di Luca Beatrice. Artista poliedrico, nato a Milano nel 1983, che vive e lavora nel Queens, New York, Fugazzotto attraverso la pittura ha dato avvio ad uno studio antropologico sul suo unico e solo soggetto, la scimmia. Dalla tela al cemento, l’artista sceglie di osservare da vicino vizi e virtù dell’uomo, sostituendolo con il suo più vicino predecessore tra i Primati.
Con le più svariate tecniche propone da una prospettiva diversa atteggiamenti della società contemporanea che vengono affrontati al contempo con umorismo e serietà. L’artista milanese con ironia graffiante, che gli deriva dalla sua esperienza nella Street Art, impasta temi scomodi d’inizio millennio in chiave pop, materializzando un universo fatto di muri, tele, plexiglass, sculture, video e ready-made. Nude o vestite, con uno smarthphone in mano, o un fucile, simboli e status, enfatizzati da colori sgargianti, per rappresentare le debolezze, le paure, gli azzardi dell’intera umanità. Le scimmie di Fugazzotto vogliono essere un avvertimento per la nostra società e un invito a ripensare ai valori autentici e alle vere necessità degli esseri umani. “Queste scimmie sono distopia del futuro, un monito, gridato ad alta voce, da primate a primate, dall’orango noto come enunciato da Il Legislatore: ‘Guardati dalla bestia-uomo, poiché egli è l’artiglio del demonio’.”
(Luca Beatrice)

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La Fondazione MAIMERI ospita al M.A.C. di Milano, la nuova mostra dell’artista milanese Simone Fugazzotto a cura di Luca Beatrice. Artista poliedrico, nato a Milano nel 1983, che vive e lavora nel Queens, New York, Fugazzotto attraverso la pittura ha dato avvio ad uno studio antropologico sul suo unico e solo soggetto, la scimmia. Dalla tela al cemento, l’artista sceglie di osservare da vicino vizi e virtù dell’uomo, sostituendolo con il suo più vicino predecessore tra i Primati.
Con le più svariate tecniche propone da una prospettiva diversa atteggiamenti della società contemporanea che vengono affrontati al contempo con umorismo e serietà. L’artista milanese con ironia graffiante, che gli deriva dalla sua esperienza nella Street Art, impasta temi scomodi d’inizio millennio in chiave pop, materializzando un universo fatto di muri, tele, plexiglass, sculture, video e ready-made. Nude o vestite, con uno smarthphone in mano, o un fucile, simboli e status, enfatizzati da colori sgargianti, per rappresentare le debolezze, le paure, gli azzardi dell’intera umanità. Le scimmie di Fugazzotto vogliono essere un avvertimento per la nostra società e un invito a ripensare ai valori autentici e alle vere necessità degli esseri umani. “Queste scimmie sono distopia del futuro, un monito, gridato ad alta voce, da primate a primate, dall’orango noto come enunciato da Il Legislatore: ‘Guardati dalla bestia-uomo, poiché egli è l’artiglio del demonio’.”
(Luca Beatrice)

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Con gli occhiali di Kant, sui nasi di Voltaire (citando il testo di Angelo Crespi sul catalogo della mostra), i personaggi della Street Art ci guardano nelle fotografie di Vonjako. Inaugura al M.A.C., Musica Arte Cultura, il 26 Febbraio alle 19 la mostra The Art of Shade, progetto di fotografia fineart dell’autore Vonjako presentato dalla Fondazione Maimeri in collaborazione con Noema Gallery. Andrea Jako Giacomini, italiano, regista pluripremiato e fotografo, vive da circa 20 anni a Los Angeles.
In questa città inizia il progetto quasi per divertimento, avendo avuto in regalo dal suo amico Saturnino un paio di prototipi unici dei suoi occhiali da sole. L’intento è quello di “scovare” e documentare con una sua originale cifra stilistica, una sorta di arte “segreta”, quella del graffito, in genere nascosta al grande pubblico e considerata un’arte “non permanente”; essa infatti può durare pochi mesi o settimane o addirittura pochi giorni prima che qualcuno la cancelli con altra arte. Vonjako vuole catturarne l’istante dell’esistenza, accentuandone l’immagine con l’aiuto di un accessorio di bellezza: l’occhiale da sole “appoggiato” diventa un omaggio di bellezza al ritratto simbolo del graffito ed al contempo un filtro attraverso il quale i diversi personaggi ci guardano e noi ci guardiamo in loro. La mostra prosegue fino al 1° di Marzo al M.A.C. e successivamente dal 2 all’11 marzo verrà ospitata nello spazio di Noema Gallery in via Solferino.

The Art of Shade. Vonjako "NOVACANE" Vernon. On the wall of the Novacane Strip Club. James Haunt

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Con gli occhiali di Kant, sui nasi di Voltaire (citando il testo di Angelo Crespi sul catalogo della mostra), i personaggi della Street Art ci guardano nelle fotografie di Vonjako. Inaugura al M.A.C., Musica Arte Cultura, il 26 Febbraio alle 19 la mostra The Art of Shade, progetto di fotografia fineart dell’autore Vonjako presentato dalla Fondazione Maimeri in collaborazione con Noema Gallery. Andrea Jako Giacomini, italiano, regista pluripremiato e fotografo, vive da circa 20 anni a Los Angeles.
In questa città inizia il progetto quasi per divertimento, avendo avuto in regalo dal suo amico Saturnino un paio di prototipi unici dei suoi occhiali da sole. L’intento è quello di “scovare” e documentare con una sua originale cifra stilistica, una sorta di arte “segreta”, quella del graffito, in genere nascosta al grande pubblico e considerata un’arte “non permanente”; essa infatti può durare pochi mesi o settimane o addirittura pochi giorni prima che qualcuno la cancelli con altra arte. Vonjako vuole catturarne l’istante dell’esistenza, accentuandone l’immagine con l’aiuto di un accessorio di bellezza: l’occhiale da sole “appoggiato” diventa un omaggio di bellezza al ritratto simbolo del graffito ed al contempo un filtro attraverso il quale i diversi personaggi ci guardano e noi ci guardiamo in loro. La mostra prosegue fino al 1° di Marzo al M.A.C. e successivamente dal 2 all’11 marzo verrà ospitata nello spazio di Noema Gallery in via Solferino.

The Art of Shade. Vonjako Sx "Minnie" Art District. Max Thirteen.
Dx "Holly Queen" Thai Town. La Reyna di Thai Town. Collaboration  and Retna.

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Con gli occhiali di Kant, sui nasi di Voltaire (citando il testo di Angelo Crespi sul catalogo della mostra), i personaggi della Street Art ci guardano nelle fotografie di Vonjako. Inaugura al M.A.C., Musica Arte Cultura, il 26 Febbraio alle 19 la mostra The Art of Shade, progetto di fotografia fineart dell’autore Vonjako presentato dalla Fondazione Maimeri in collaborazione con Noema Gallery. Andrea Jako Giacomini, italiano, regista pluripremiato e fotografo, vive da circa 20 anni a Los Angeles.
In questa città inizia il progetto quasi per divertimento, avendo avuto in regalo dal suo amico Saturnino un paio di prototipi unici dei suoi occhiali da sole. L’intento è quello di “scovare” e documentare con una sua originale cifra stilistica, una sorta di arte “segreta”, quella del graffito, in genere nascosta al grande pubblico e considerata un’arte “non permanente”; essa infatti può durare pochi mesi o settimane o addirittura pochi giorni prima che qualcuno la cancelli con altra arte. Vonjako vuole catturarne l’istante dell’esistenza, accentuandone l’immagine con l’aiuto di un accessorio di bellezza: l’occhiale da sole “appoggiato” diventa un omaggio di bellezza al ritratto simbolo del graffito ed al contempo un filtro attraverso il quale i diversi personaggi ci guardano e noi ci guardiamo in loro. La mostra prosegue fino al 1° di Marzo al M.A.C. e successivamente dal 2 all’11 marzo verrà ospitata nello spazio di Noema Gallery in via Solferino.

The Art of Shade. Vonjako "Flight of the navigator" West Hollywood (futurist portrait on the side of Allan Jeffries Framing store). El Mac

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Alla Fondazione Maimeri è in corso la mostra “Nati in cattività” di Federico Clapis e Simone Fugazzotto che racconta due percorsi artistici profondamente diversi ma una grande ambizione comune: rappresentare la generazione sfuggente cui appartengono, la stessa che li ha fatti nascere dentro una gabbia di cemento che soffoca il pensiero libero e lo condiziona dentro vincoli sociali spesso estremi fino a sfiorare/oltrepassare il senso del ridicolo.

La mostra celebra l’amicizia tra i due artisti milanesi e sembra a prima vista voler riflettere il loro personalissimo universo: un viaggio misterico all’interno dei meandri della psiche umana. In un mondo-circo che offre un sempre più variegato e caleidoscopico ventaglio di scelte, comune punto di partenza per entrambi gli artisti è la perdita di punti di riferimento e di verginità/purezza rispetto al mondo della natura, e al nostro vero sentire.

 

Simone Fugazzotto - Love!

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Un selfie a caso