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La mostra “Mint” alla Cortesi Gallery, a cura di Francesca Pola, è la prima mostra personale mai presentata a Londra dell’artista olandese Jan Henderikse (1937), una figura cardine nell’arte europea del XX secolo, la cui importanza sta gradualmente guadagnando l’attenzione internazionale. Riunisce una serie di esempi altamente significativi del suo lavoro, per ripercorrere le tappe fondamentali della sua carriera creativa.
Dagli anni Cinquanta, il lavoro di Henderikse si è sviluppato oltre le tradizionali nozioni di pittura e scultura, per ridefinire le coordinate dell’immaginario artistico: in primo luogo, neutralizzando la superficie nel monocromo; poi, dal 1959, impiegando materiali e tecniche non convenzionali in composizioni “allover” che connotano il suo distintivo linguaggio. Henderikse cerca oggetti usati quotidianamente (come cassette da frutta vuote, bottiglie, tappi di sughero, targhe automobilistiche, monete, banconote, parti di giocattoli, fotografie trovate e altro), che percepisce carichi di contenuti e interessi umani ed emotivi, e li combina in assemblaggi e accumulazioni seriali, sequenze e installazioni multimediali, per mostrare il potere immediato del loro significato. Come oggetti presi direttamente dal mondo e lasciati nel loro stato originario, parlano degli istanti della vita cui sono appartenuti e razionalizzano questo carico emotivo in un’immagine poetica sospesa, creando un’empatia immediata con lo spettatore. Questa potenziale molteplicità di riferimenti impliciti in ogni oggetto è esemplificata dal titolo della mostra, poiché la parola “mint” può indicare tre diversi tipi di oggetti: una caramella, una moneta o una cosa preziosa in buone condizioni (“mint condition”). Il lavoro di Henderikse intende svelare proprio questo inevitabile e poetico scontro tra piacere e valore, transitorio e permanente, ordinario e straordinario. La mostra prende avvio da un raro lavoro monocromo del 1959, per svilupparsi in alcune tipologie cruciali dei suoi assemblaggi del 1960: presentando opere realizzate con tappi di sughero, casse, bottiglie, monete, targhe automobilistiche combinate con tappezzerie trovate. Questi pezzi incarnano le affinità di Henderikse con i movimenti a lui contemporanei degli anni Sessanta: da un lato, ZERO nella riduzione dei mezzi espressivi, nel rifiuto della soggettività emotiva e nella ripetizione delle strutture; dall’altra, Nouveau Réalisme e Pop Art nell’interesse per gli oggetti e la cultura del consumismo. Tuttavia, è importante sottolineare l’unicità e la specificità del lavoro di Henderikse in questo contesto: non solo perché combina tutti questi diversi aspetti in un’unica visione, ma anche perché il suo esclusivo focus è sugli oggetti trovati nel flusso di rifiuti della nostra civiltà che hanno un memoria umana: quanto più banale o umile, meglio è. Tutti questi oggetti d’affezione interessano l’artista in quanto sono stati usati: nei suoi lavori realizzati con essi, unisce il popolare e l’intellettuale, il collettivo e l’individuale, la fisicità della loro presenza materiale e l’immaterialità del loro potere evocativo.
L’esposizione presenta anche opere raramente viste degli anni Settanta e Ottanta, come le sue sequenze fotografiche concettuali, ad esempio quella dedicata alle intersezioni di Broadway, o quelle che lui chiama “rejected photographs” (“fotografie rifiutate”): momenti della vita che sono stati fotografati e dimenticati dalla gente che li ha vissuti. O le opere “shredded money” (letteralmente, fatte di “soldi triturati”), costituite da enormi quantità di banconote fuori corso, meticolosamente strappate in frammenti e ammucchiate in grandi volumi geometrici e apparentemente monocromi. Caratteristiche e uniche della mostra londinese sono poi un certo numero di opere che l’artista ha concepito appositamente per questa occasione: una grande installazione che combina centinaia di tappi con parole inglesi al neon, un sorprendente muro con decine di figurine di giocatori di baseball, e un nuova e inedita tipologia di lavori monocromi con tappi di sughero del 2018.

Jan Henderikse - targhe su tavola, Cortesy Gallery

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La mostra “Mint” alla Cortesi Gallery, a cura di Francesca Pola, è la prima mostra personale mai presentata a Londra dell’artista olandese Jan Henderikse (1937), una figura cardine nell’arte europea del XX secolo, la cui importanza sta gradualmente guadagnando l’attenzione internazionale. Riunisce una serie di esempi altamente significativi del suo lavoro, per ripercorrere le tappe fondamentali della sua carriera creativa.
Dagli anni Cinquanta, il lavoro di Henderikse si è sviluppato oltre le tradizionali nozioni di pittura e scultura, per ridefinire le coordinate dell’immaginario artistico: in primo luogo, neutralizzando la superficie nel monocromo; poi, dal 1959, impiegando materiali e tecniche non convenzionali in composizioni “allover” che connotano il suo distintivo linguaggio. Henderikse cerca oggetti usati quotidianamente (come cassette da frutta vuote, bottiglie, tappi di sughero, targhe automobilistiche, monete, banconote, parti di giocattoli, fotografie trovate e altro), che percepisce carichi di contenuti e interessi umani ed emotivi, e li combina in assemblaggi e accumulazioni seriali, sequenze e installazioni multimediali, per mostrare il potere immediato del loro significato. Come oggetti presi direttamente dal mondo e lasciati nel loro stato originario, parlano degli istanti della vita cui sono appartenuti e razionalizzano questo carico emotivo in un’immagine poetica sospesa, creando un’empatia immediata con lo spettatore. Questa potenziale molteplicità di riferimenti impliciti in ogni oggetto è esemplificata dal titolo della mostra, poiché la parola “mint” può indicare tre diversi tipi di oggetti: una caramella, una moneta o una cosa preziosa in buone condizioni (“mint condition”). Il lavoro di Henderikse intende svelare proprio questo inevitabile e poetico scontro tra piacere e valore, transitorio e permanente, ordinario e straordinario. La mostra prende avvio da un raro lavoro monocromo del 1959, per svilupparsi in alcune tipologie cruciali dei suoi assemblaggi del 1960: presentando opere realizzate con tappi di sughero, casse, bottiglie, monete, targhe automobilistiche combinate con tappezzerie trovate. Questi pezzi incarnano le affinità di Henderikse con i movimenti a lui contemporanei degli anni Sessanta: da un lato, ZERO nella riduzione dei mezzi espressivi, nel rifiuto della soggettività emotiva e nella ripetizione delle strutture; dall’altra, Nouveau Réalisme e Pop Art nell’interesse per gli oggetti e la cultura del consumismo. Tuttavia, è importante sottolineare l’unicità e la specificità del lavoro di Henderikse in questo contesto: non solo perché combina tutti questi diversi aspetti in un’unica visione, ma anche perché il suo esclusivo focus è sugli oggetti trovati nel flusso di rifiuti della nostra civiltà che hanno un memoria umana: quanto più banale o umile, meglio è. Tutti questi oggetti d’affezione interessano l’artista in quanto sono stati usati: nei suoi lavori realizzati con essi, unisce il popolare e l’intellettuale, il collettivo e l’individuale, la fisicità della loro presenza materiale e l’immaterialità del loro potere evocativo.
L’esposizione presenta anche opere raramente viste degli anni Settanta e Ottanta, come le sue sequenze fotografiche concettuali, ad esempio quella dedicata alle intersezioni di Broadway, o quelle che lui chiama “rejected photographs” (“fotografie rifiutate”): momenti della vita che sono stati fotografati e dimenticati dalla gente che li ha vissuti. O le opere “shredded money” (letteralmente, fatte di “soldi triturati”), costituite da enormi quantità di banconote fuori corso, meticolosamente strappate in frammenti e ammucchiate in grandi volumi geometrici e apparentemente monocromi. Caratteristiche e uniche della mostra londinese sono poi un certo numero di opere che l’artista ha concepito appositamente per questa occasione: una grande installazione che combina centinaia di tappi con parole inglesi al neon, un sorprendente muro con decine di figurine di giocatori di baseball, e un nuova e inedita tipologia di lavori monocromi con tappi di sughero del 2018.

Jan Henderikse - blocco di banconote di dollari triturati, Cortesy Gallery

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La mostra “Mint” alla Cortesi Gallery, a cura di Francesca Pola, è la prima mostra personale mai presentata a Londra dell’artista olandese Jan Henderikse (1937), una figura cardine nell’arte europea del XX secolo, la cui importanza sta gradualmente guadagnando l’attenzione internazionale. Riunisce una serie di esempi altamente significativi del suo lavoro, per ripercorrere le tappe fondamentali della sua carriera creativa.
Dagli anni Cinquanta, il lavoro di Henderikse si è sviluppato oltre le tradizionali nozioni di pittura e scultura, per ridefinire le coordinate dell’immaginario artistico: in primo luogo, neutralizzando la superficie nel monocromo; poi, dal 1959, impiegando materiali e tecniche non convenzionali in composizioni “allover” che connotano il suo distintivo linguaggio. Henderikse cerca oggetti usati quotidianamente (come cassette da frutta vuote, bottiglie, tappi di sughero, targhe automobilistiche, monete, banconote, parti di giocattoli, fotografie trovate e altro), che percepisce carichi di contenuti e interessi umani ed emotivi, e li combina in assemblaggi e accumulazioni seriali, sequenze e installazioni multimediali, per mostrare il potere immediato del loro significato. Come oggetti presi direttamente dal mondo e lasciati nel loro stato originario, parlano degli istanti della vita cui sono appartenuti e razionalizzano questo carico emotivo in un’immagine poetica sospesa, creando un’empatia immediata con lo spettatore. Questa potenziale molteplicità di riferimenti impliciti in ogni oggetto è esemplificata dal titolo della mostra, poiché la parola “mint” può indicare tre diversi tipi di oggetti: una caramella, una moneta o una cosa preziosa in buone condizioni (“mint condition”). Il lavoro di Henderikse intende svelare proprio questo inevitabile e poetico scontro tra piacere e valore, transitorio e permanente, ordinario e straordinario. La mostra prende avvio da un raro lavoro monocromo del 1959, per svilupparsi in alcune tipologie cruciali dei suoi assemblaggi del 1960: presentando opere realizzate con tappi di sughero, casse, bottiglie, monete, targhe automobilistiche combinate con tappezzerie trovate. Questi pezzi incarnano le affinità di Henderikse con i movimenti a lui contemporanei degli anni Sessanta: da un lato, ZERO nella riduzione dei mezzi espressivi, nel rifiuto della soggettività emotiva e nella ripetizione delle strutture; dall’altra, Nouveau Réalisme e Pop Art nell’interesse per gli oggetti e la cultura del consumismo. Tuttavia, è importante sottolineare l’unicità e la specificità del lavoro di Henderikse in questo contesto: non solo perché combina tutti questi diversi aspetti in un’unica visione, ma anche perché il suo esclusivo focus è sugli oggetti trovati nel flusso di rifiuti della nostra civiltà che hanno un memoria umana: quanto più banale o umile, meglio è. Tutti questi oggetti d’affezione interessano l’artista in quanto sono stati usati: nei suoi lavori realizzati con essi, unisce il popolare e l’intellettuale, il collettivo e l’individuale, la fisicità della loro presenza materiale e l’immaterialità del loro potere evocativo.
L’esposizione presenta anche opere raramente viste degli anni Settanta e Ottanta, come le sue sequenze fotografiche concettuali, ad esempio quella dedicata alle intersezioni di Broadway, o quelle che lui chiama “rejected photographs” (“fotografie rifiutate”): momenti della vita che sono stati fotografati e dimenticati dalla gente che li ha vissuti. O le opere “shredded money” (letteralmente, fatte di “soldi triturati”), costituite da enormi quantità di banconote fuori corso, meticolosamente strappate in frammenti e ammucchiate in grandi volumi geometrici e apparentemente monocromi. Caratteristiche e uniche della mostra londinese sono poi un certo numero di opere che l’artista ha concepito appositamente per questa occasione: una grande installazione che combina centinaia di tappi con parole inglesi al neon, un sorprendente muro con decine di figurine di giocatori di baseball, e un nuova e inedita tipologia di lavori monocromi con tappi di sughero del 2018.

Jan Henderikse - Untitled 2018, tappi di sughero e neon, Cortesy Gallery

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