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Dieci opere selezionate dalle tre sezioni di Frieze 2018.
06 Ott

Dieci opere selezionate dalle tre sezioni di Frieze 2018.

La London Art Week vede anche quest'anno lo svolgersi di importanti fiere d'arte nella capitale londinese. Da Other Art Fair - la fiera per artisti emergenti di Saatchi - alla fiera di Urban Art Moniker, fino a Pad, dedicata al design e all'arte moderna, innumerevoli sono le gallerie d'Europa e di tutto il mondo coinvolte nelle esposizioni.
La parte del leone la fa ovviamente Frieze, nella sua triplice declinazione: Frieze London e Frieze Masters, con l'aggiunta di Frieze Sculpture, che vede nuovamente - già da tutta l'estate - il Regent's Park ospitare una serie di importanti opere di scultura outdoor.
Le gallerie presentate da Frieze sono 160, coinvolte in un contesto che - grazie ai curatori del board Diana Campbell Betancourt, Andrew Bonacina e Laura McLean-Ferris - si discosta dal più classico concetto di "fiera d'arte" per avvicinarsi, tramite le sezioni tematiche e l'attenzione alla programmazione, ad una grande esibizione collettiva. Con una particolare attenzione al tema centrale di questa stagione, ovvero il fatto che le artiste donne siano ancora poco rappresentate nel mondo dell'arte, specialmente in quello del suo mercato.

Abbiamo selezionato dieci opere, scelte fra le tre sezioni di Frieze, tra le più rappresentative.

1
Bernd + Hilla Becher “Industrial Facades” 1963/1985 (Sprüth Magers - Berlino)
Bernd e Hilla Becher sono una coppia di fotografi tedeschi che, oltre a lasciare una imponente produzione a testimonianza dell'architettura industriale occidentale - tra l'America e l'Europa - della seconda metà del Novecento, hanno rappresentato una fondamentale influenza per tutte le generazioni di fotografi che li hanno seguiti: un esempio su tutti il loro Allievo Andreas Gursky. Le Facciate Industriali, qui raffigurate, sono uno dei temi classici dei Becher, che col loro approccio estetico hanno grandemente contribuito al passaggio tra la fotografia documentale e quella artistica.

2
Tim Etchells “Everything is Lost”, 2018 (Vitrine Gallery - London)
Con quest'opera pubblica site specific, creata appositamente per Frieze Sculpture 2018, Tim Etchells - scrittore e artista inglese, conosciuto soprattutto per essere il leader del gruppo performativo Forced Entertainment - presenta una rappresentazione grafica del concetto espresso dalla semplice frase "Tutto è perduto": le lettere stanno allontanandosi tra loro, come galassie in fuga da un centro che appare ormai irrimediabilmente abbandonato; il punto di non ritorno è stato superato.

3
OSGEMEOS “Irie Voice”, 2016 (Lehmann Maupin - NY)
Un'opera del duo OSGEMEOS che segue la recente tendenza dei gemelli brasiliani ad andare oltre la propria identità legata a graffiti e street art per una dimensione più immersiva, interiore, con installazioni e lavori di studio. L'influenza della cultura musicale si palesa qui in chiave immediata e sensoriale, grazie all'utilizzo di media player, amplificatore, drive USB e bluetooth.

4
Ernesto Neto “Bubbles body, Bubblies art, Bubblles life into us” 2012 (Tanya Bonakdar Gallery - NY)
L'opera di Ernesto Neto, come sempre astratta ma resa concreta dalla matericità che invita lo spettatore all'interazione, utilizza le bolle come elementi atomici e minimali tenuti assieme dalla rete. L'artista si pone come obiettivo un coinvolgimento spirituale e meditativo dello spettatore al cospetto delle sue opere, con forti richiami alla sacralità della natura, e per farlo punta spesso ad un approccio multisensoriale, usando di frequente elementi quali spezie profumate come pepe nero, cumino o curcuma.

5
Sarah Lucas “Lupe” 2014 (Sadie Coles - London)
L'opera di Sarah Lucas, irriverente e audace artista inglese tra i massimi esponenti del movimento della Young British Art, ancora una volta tratta tematiche legate all'archetipo del corpo femminile, ma non solo: l'opera qui presentata fa parte di una serie che si spoglia degli abituali eufemismi e doppi sensi spesso volutamente volgari, mentre insiste su una riflessione nei confronti del tempo, e richiama antiche civiltà, ricordando una sorta di dea Afrodite dai mille seni.

6
Inge Mahn “Auto (Car)” 2016 (Galerie Karin Guenther, Hamburg / Kadel Willborn - Düsseldorf)
La scultura di Inge Mahn si caratterizza per il fatto di utilizzare i ready-made - decontestualizzati e generalmente spogliati del loro significato - come elementi strutturali per le proprie opere. Gli oggetti, svuotati anche cromaticamente di significato, resi vergini dal colore bianco, reagiscono alle strutture sociali ed architettoniche e ridefiniscono il punto di vista dello spettatore riguardo allo spazio e alle funzioni. Nell'opera qui presentata, una sedia si fa sedile d'auto, che diventa autonomo e dotato di anima, evidenziata dal volante/aureola che sostiene.

7
Anthea Hamilton “Leg Chair (Cigarettes)” 2014 (Thomas Dane Gallery - London)
Autoritratti atipici quelli di Anthea Hamilton, che utilizza le gambe dell'artista per creare una serie di sculture in cui la posa è sempre la stessa, ma ognuna caratterizzata da una propria unicità. Il tema è di volta in volta un elemento che appartiene all'immaginario immediato dell'artista: un cibo esotico, le sigarette, le foto di celebrità ammirate. Nello scherzare col concetto di design e nel raccontare piccole, grandi passioni inserendole in una cornice sensuale, l'umorismo dell'artista si rende particolarmente evidente.

8
Heidi Melano/after Fernand Léger, “Etude pour la Femme et l’enfant” (Galerie Thomas, Munich)
Il lascito dell'opera di Fernand Léger, pittore, decoratore e ceramista è andato ben oltre la vita dell'artista: per anni, infatti, George Bauquier - direttore del museo dedicato a Léger dalla vedova - ha continuato a commissionare ad artisti la trasformazione di opere del maestro francese in nuovi murales o mosaici. L'opera qui presente fu realizzata da Heidi Melano basandosi su un quadro di Léger del 1923: il risultato è estremamente coerente con l'originale, sia per l'utilizzo del media che per la brillantezza della resa cromatica.

9
Vlassis Caniaris “Urinals of History” 1980 (Galerie Peter Kilchmann - Zürich)
L'opera di Vlassis Caniaris, consisente in tre figure umane che urinano contro un muro che richiama agli slogan politici presenti sui muri di Atene durante l'occupazione nazista o la dittatura dei colonnelli, fa diretto riferimento al fatto che, secondo l'artista, il popolo greco abbia - negli ultimi decenni - tentato di compiere uno sforzo collettivo con l'intento di cancellare certe memorie del proprio passato, con lo spiacevole effetto collaterale di aver sistematicamente distrutto parte delle loro tradizioni.

10
Richard Woods “Holiday Home” 2018 (Alan Cristea Gallery – London)
La casetta di Richard Woods, architetto, designer e scultore britannico, è diventata un elemento ricorrente che l'artista pone nei più svariati contesti - sulla collina, sulla spiaggia, o anche come in questo caso in un parco - e che ogni volta rappresenta, anche nel titolo dell'opera, la seconda casa o la casa delle vacanze. Una casa in realtà invivibile, dalla cui porta non si entra e dalle cui finestre non ci si affaccia, che vuole sottolineare il paradosso diffuso del possedere una seconda casa quando si ha difficoltà a mantenerne una, mentre al contempo esistono persone che non riescono ad avere neppure la prima