Articoli

Takahiro Iwasaki (nato a Hiroshima)

“Out of Disorder” dalla mostra “Turned Upside Down, It’s a Forest”, pavilion of Japan.
Per la 57a edizione della biennale d’arte, il padiglione giapponese presenta una mostra personale dell’artista Takahiro Iwasaki. Una selezione di opere tridimensionali realizzate con oggetti familiari di tutti i giorni , lo spettacolo trasmette l’importanza di comprendere che tutto dipende dalla prospettiva e invita i visitatori ad abbracciare diversi modi di guardare.
Curato da Meruro Washida, il padiglione comprende una svolta completa del lavoro di Takahiro Iwasaki . Noto per la trasformazione di oggetti comuni con la sua bella opera artigianale, la mostra espone torri d’acciaio realizzate dai fili estratti da asciugamani e gru da costruzione da corde di libri legati a libri. Sempre riferendosi al suo luogo di nascita, l’artista giapponese utilizza la rappresentazione figurativa per fare piccoli interventi che producono un’impressione forte e duratura. Così come l’esperienza di hiroshima della bomba atomica, questi pezzi d’arte sanno che la potenza degli atomi di miniatura è così forte che può distruggere un’intera città.
Il titolo della mostra, “Turned Upside Down, It’s a Forest” si riferisce a un testo scritto dal romanziere veneziano Tiziano Scarpa, descrivendo come la città di Venezia è costruita su un numero infinito di pali guidati nella laguna.
L’opera “Out of Disorder” (Mountains and Sea), 2017. Lenzuola, asciugamani e abiti raccolti tra il Giappone e Venezia raccolti in cumuli sul pavimento; osservando da vicino – o infilando la testa nella fessura a cui si accede dall’esterno dell’edificio – si vede chiaramente che i fili dipanati dai tessuti formano tralicci dell’elettricità, montagne russe, rotaie ecc.

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Rasheed Araeen (Pakistan, 1935, vive e lavora a Londra)

“Zero to Infinity in Venice” Arsenale
Dopo aver lasciato il Pakistan per trasferirsi a Londra nella metà degli anni sessanta, si afferma come uno dei pionieri dell’arte partecipativa con la sua opera “Chaar Yaar” (four friends), 1968. Attivista antirazzista e autore dell’influente mostra “The Other Story”, 1989, la prima retrospettiva modernista di arte africana, caraibica e asiatica in Inghilterra, è anche un precursore degli studi post-coloniali nel campo dell’arte.
Il progetto presentato alla Biennale, invita gli spettatori a ridisporre i cubi colorati della sua opera ricomponendola a proprio piacimento e creando così una moltitudine di combinazioni. Dietro quest’idea di interattività c’è il tentativo dell’artista di demolire le costruzioni simmetriche e rigide del minimalismo e del pensiero tradizionalista. Egli invita così gli spettatori ad entrare fisicamente in contatto con le strutture.

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Apre al pubblico da sabato 13 maggio a domenica 26 novembre 2017, ai Giardini e all’Arsenale, la 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.
La Mostra è affiancata da 87 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 4 i paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria, Kazakistan (prima volta da solo). 
Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, è curato quest’anno da Cecilia Alemani.
La Mostra offre un percorso espositivo che si sviluppa intorno a nove capitoli o famiglie di artisti, con due primi universi nel Padiglione Centrale ai Giardini e sette altri universi che si snodano dall'Arsenale fino al Giardino delle Vergini. 120 sono gli artisti partecipanti, provenienti da 51 paesi; di questi 103 sono presenti per la prima volta. 
«La Biennale si deve qualificare come luogo che ha come metodo, e quasi come ragion d'essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico.» 
Con queste parole il Presidente della Biennale Paolo Baratta presenta la Biennale Arte 2017, spiegando che «con la presente edizione si introduce un ulteriore sviluppo; è come se quello che deve sempre essere il metodo principale del nostro lavoro, l'incontro e il dialogo, diventasse il tema stesso della Mostra. Perché questa Biennale è proprio dedicata a celebrare, e quasi a render grazie, all'esistenza stessa dell'arte e degli artisti, che ci offrono con i loro mondi una dilatazione della nostra prospettiva e dello spazio della nostra esistenza.» «Una Mostra ispirata all'umanesimo, dice Christine Macel. Un umanesimo non focalizzato su un ideale artistico da inseguire, né tanto meno caratterizzato dalla celebrazione dell'uomo come essere capace di dominare su quanto lo circonda; semmai un umanesimo che celebra la capacità dell'uomo, attraverso l'arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana.»

 

Claudia Fontes - The Horse Problem

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Apre al pubblico da sabato 13 maggio a domenica 26 novembre 2017, ai Giardini e all’Arsenale, la 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.
La Mostra è affiancata da 87 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 4 i paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria, Kazakistan (prima volta da solo). 
Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, è curato quest’anno da Cecilia Alemani.
La Mostra offre un percorso espositivo che si sviluppa intorno a nove capitoli o famiglie di artisti, con due primi universi nel Padiglione Centrale ai Giardini e sette altri universi che si snodano dall'Arsenale fino al Giardino delle Vergini. 120 sono gli artisti partecipanti, provenienti da 51 paesi; di questi 103 sono presenti per la prima volta. 
«La Biennale si deve qualificare come luogo che ha come metodo, e quasi come ragion d'essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico.» 
Con queste parole il Presidente della Biennale Paolo Baratta presenta la Biennale Arte 2017, spiegando che «con la presente edizione si introduce un ulteriore sviluppo; è come se quello che deve sempre essere il metodo principale del nostro lavoro, l'incontro e il dialogo, diventasse il tema stesso della Mostra. Perché questa Biennale è proprio dedicata a celebrare, e quasi a render grazie, all'esistenza stessa dell'arte e degli artisti, che ci offrono con i loro mondi una dilatazione della nostra prospettiva e dello spazio della nostra esistenza.» «Una Mostra ispirata all'umanesimo, dice Christine Macel. Un umanesimo non focalizzato su un ideale artistico da inseguire, né tanto meno caratterizzato dalla celebrazione dell'uomo come essere capace di dominare su quanto lo circonda; semmai un umanesimo che celebra la capacità dell'uomo, attraverso l'arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana.»

 

Ernesto Neto - Um Sagrado Lugar (A Sacred Place)

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Apre al pubblico da sabato 13 maggio a domenica 26 novembre 2017, ai Giardini e all’Arsenale, la 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.
La Mostra è affiancata da 87 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 4 i paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria, Kazakistan (prima volta da solo). 
Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, è curato quest’anno da Cecilia Alemani.
La Mostra offre un percorso espositivo che si sviluppa intorno a nove capitoli o famiglie di artisti, con due primi universi nel Padiglione Centrale ai Giardini e sette altri universi che si snodano dall'Arsenale fino al Giardino delle Vergini. 120 sono gli artisti partecipanti, provenienti da 51 paesi; di questi 103 sono presenti per la prima volta. 
«La Biennale si deve qualificare come luogo che ha come metodo, e quasi come ragion d'essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico.» 
Con queste parole il Presidente della Biennale Paolo Baratta presenta la Biennale Arte 2017, spiegando che «con la presente edizione si introduce un ulteriore sviluppo; è come se quello che deve sempre essere il metodo principale del nostro lavoro, l'incontro e il dialogo, diventasse il tema stesso della Mostra. Perché questa Biennale è proprio dedicata a celebrare, e quasi a render grazie, all'esistenza stessa dell'arte e degli artisti, che ci offrono con i loro mondi una dilatazione della nostra prospettiva e dello spazio della nostra esistenza.» «Una Mostra ispirata all'umanesimo, dice Christine Macel. Un umanesimo non focalizzato su un ideale artistico da inseguire, né tanto meno caratterizzato dalla celebrazione dell'uomo come essere capace di dominare su quanto lo circonda; semmai un umanesimo che celebra la capacità dell'uomo, attraverso l'arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana.»

 

Roberto Cuoghi - Imitazione di Cristo

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"Con la Biennale Arte 2015 celebriamo il 120mo anno dalla prima Esposizione (1895). La Mostra Internazionale curata da Okwui Enwezor si estende nel Padiglione Centrale ai Giardini e nell'Arsenale e in aree esterne. 89 paesi partecipanti (58 nel 1997), 29 negli storici padiglioni dei Giardini, 31 negli spazi dell'Arsenale dedicati ai paesi (dove continuano nuovi lavori di restauro di edifici cinquecenteschi), il resto in edifici veneziani. 44 Eventi Collaterali presentati da soggetti non profit e ammessi dal nostro curatore.

La Biennale continua a costruire la propria storia fatta di molti ricordi ma in particolare di un susseguirsi di diversi punti di osservazione del fenomeno della creazione artistica nel contemporaneo. Curiger, Gioni, Enwezor, tre capitoli di una ricerca della Biennale sui riferimenti utili per formulare giudizi estetici sull'arte contemporanea, questione critica dopo la fine delle avanguardie e dell'arte non arte. Okwui non pretende di dare giudizi ma convoca le arti e gli artisti da tutte le parti del mondo e da diverse discipline: un Parlamento delle Forme. 136 artisti, 89 presenti per la prima volta, provenienti da 53 paesi, molti da aree geografiche che ci ostiniamo a chiamare periferiche. 159 delle opere esposte sono nuovi lavori. Sia nelle Biennali più intimiste, sia in quelle più drammaturgicamente coinvolgenti la storia, è importante che la Mostra sia sempre vissuta come luogo di libero dialogo."

 

Sarah Lucas @British Pavilion

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"Con la Biennale Arte 2015 celebriamo il 120mo anno dalla prima Esposizione (1895). La Mostra Internazionale curata da Okwui Enwezor si estende nel Padiglione Centrale ai Giardini e nell'Arsenale e in aree esterne. 89 paesi partecipanti (58 nel 1997), 29 negli storici padiglioni dei Giardini, 31 negli spazi dell'Arsenale dedicati ai paesi (dove continuano nuovi lavori di restauro di edifici cinquecenteschi), il resto in edifici veneziani. 44 Eventi Collaterali presentati da soggetti non profit e ammessi dal nostro curatore.

La Biennale continua a costruire la propria storia fatta di molti ricordi ma in particolare di un susseguirsi di diversi punti di osservazione del fenomeno della creazione artistica nel contemporaneo. Curiger, Gioni, Enwezor, tre capitoli di una ricerca della Biennale sui riferimenti utili per formulare giudizi estetici sull'arte contemporanea, questione critica dopo la fine delle avanguardie e dell'arte non arte. Okwui non pretende di dare giudizi ma convoca le arti e gli artisti da tutte le parti del mondo e da diverse discipline: un Parlamento delle Forme. 136 artisti, 89 presenti per la prima volta, provenienti da 53 paesi, molti da aree geografiche che ci ostiniamo a chiamare periferiche. 159 delle opere esposte sono nuovi lavori. Sia nelle Biennali più intimiste, sia in quelle più drammaturgicamente coinvolgenti la storia, è importante che la Mostra sia sempre vissuta come luogo di libero dialogo."

 

Céleste Boursier-Mougenot @ French Pavilion

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Fiesta! (Edicola Mundo, Francesc Ruiz)

Mercoledì, 20 Maggio 2015

"Con la Biennale Arte 2015 celebriamo il 120mo anno dalla prima Esposizione (1895). La Mostra Internazionale curata da Okwui Enwezor si estende nel Padiglione Centrale ai Giardini e nell'Arsenale e in aree esterne. 89 paesi partecipanti (58 nel 1997), 29 negli storici padiglioni dei Giardini, 31 negli spazi dell'Arsenale dedicati ai paesi (dove continuano nuovi lavori di restauro di edifici cinquecenteschi), il resto in edifici veneziani. 44 Eventi Collaterali presentati da soggetti non profit e ammessi dal nostro curatore.

La Biennale continua a costruire la propria storia fatta di molti ricordi ma in particolare di un susseguirsi di diversi punti di osservazione del fenomeno della creazione artistica nel contemporaneo. Curiger, Gioni, Enwezor, tre capitoli di una ricerca della Biennale sui riferimenti utili per formulare giudizi estetici sull'arte contemporanea, questione critica dopo la fine delle avanguardie e dell'arte non arte. Okwui non pretende di dare giudizi ma convoca le arti e gli artisti da tutte le parti del mondo e da diverse discipline: un Parlamento delle Forme. 136 artisti, 89 presenti per la prima volta, provenienti da 53 paesi, molti da aree geografiche che ci ostiniamo a chiamare periferiche. 159 delle opere esposte sono nuovi lavori. Sia nelle Biennali più intimiste, sia in quelle più drammaturgicamente coinvolgenti la storia, è importante che la Mostra sia sempre vissuta come luogo di libero dialogo."

 

Francesc Ruiz - Edicola Mundo @ Spanish pavillion

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Per la sua installazione “The Key In The Hand“, nel Padiglione del Giappone della Biennale di Venezia 2015, Chiharu Shiota si è avvalso della collaborazione di migliaia di persone via Internet. Alla richiesta di donare le proprie chiavi per realizzare questo lavoro la risposta della Rete è stata eccezionale: ne sono pervenute all’artista ben 180000.

«Spero che ciascuno tragga ispirazione dall’opera, che contiene l’accumulo dei ricordi di tutto il mondo, per ripensare il senso dell’essere in vita», dice Shiota, che aggiunge «Ogni chiave evoca ricordi intimi, è un oggetto familiare che protegge persone e spazi importanti nelle nostre vite».

 

Chiharu Shiota, The key in the hand

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La presenza di Kay Hassan, artista sudafricano di Johannesburg originario della township di Soweto, è perfettamente in linea con l’impronta data alla Biennale di Venezia 2015 dal direttore artistico Okwui Enwezor, fortemente politicizzata e attenta alle diseguaglianze sociali ed economiche. Il lavoro di Hassan – noto soprattutto per i suoi grandi manifesti strappati, riconfigurati e ricostruiti, ma artista realmente multimediale che utilizza anche media quali collage, scultura, video, installazioni e fotografia – è caratterizzato dal costante interesse a temi quali la migrazione, la sovrapproduzione e l’esproprio, le disparità economiche, lo spreco, il degrado urbano.

Dice l’artista: “Le nostre vite sono sempre state strappate, reincollate a forza, e ristrappate. La gente è sempre stata vessata. Lo potete vedere nelle strade, negli occhi supplicanti dei bambini, nel modo in cui vi guardano. Immaginate di essere un genitore, e di avere figli che hanno bisogno di mangiare, ma voi non avete soldi. Cosa potete fare? Dovete per forza commettere un crimine. E questo non solo in Sudafrica, ma in tutto il mondo”.

 

Kay Hassan, Empire Medley, 2015

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